di Antonio Vulcano
Vorrei condividere con gli amici di Bocchigliero e i lettori di CDN, questa foto. A molti non dice nulla. È una foto, bella, ma non suscita alcuna emozione perché quella torre, quelle case s
ono uguali ai tanti campanili, case di cui è cosparsa l’Italia. A me che ne sono lontano, suscita un senso di tristezza e di malinconia pensando alle cose che avrei potuto fare per il mio paese e che non posso portare a termine per le note vicende di cronaca. Circa un mese fa, avevo iscritto Bocchigliero a” ilbellodellitalia” un concorso bandito dal Corriere della sera; avrebbe avuto l’onore di una citazione sul giornale se avesse vinto, ma invece sul giornale c’è finito lo stesso, ma nella pagina di cronaca, sezione black list, con tag zona rossa.
Insieme ad altri, stavamo organizzando un half marathon da disputarsi nel mese di agosto ed eravamo pure a buon punto, nella raccolta fondi, nella ricerca degli sponsor, nella sensibilizzazione dei nostri compaesani a dare quanto potevano le loro attività commerciali; sognavamo un paese pieno di gente, anche di altre regioni che sarebbero venute per disputare la Sila by Run Marathon.
Contavo di portare un gruppo di escursionisti del CAI ad ammirare le bellezze della Sila con un’intera giornata da dedicare ai vicoli, alle persone, alla storia del nostro piccolo comune silano, ed invece… la parola mi rimane in gola come se fossi in apnea. II destino, ha voluto che un esserino minuscolo, dalle dimensioni infinitesime, il Covid-19, vi arrivasse sulle gambe di uno sconosciuto e che andasse in visita in una casa di cura per fargli guadagnare la prima pagina dei giornali: Bocchigliero, chiuso in entrata ed in uscita. Questo il decreto del governatore Jole Santelli.
Se queste vicende fossero accadute in altre epoche, magari in quelle mitologiche che hanno alimentato la nostra fantasia in età scolastica ci verrebbe da pensare che un Dio avverso abbia guidato il virus verso quel bersaglio lontano: Bocchigliero, nel cuore della Sila, in cui bisogna andarci, ma in cui è difficile capitarci. La sua invulnerabilità era l’isolamento in cui è stato tenuto, voluto o cercato, dettato dalla geografia che per secoli ne ha difeso la lingua, le tradizioni secolari. Non è il caso di esaminare quale sia il verbo adatto per definirlo, ma in casi di pandemie poteva esse uno scudo valido per preservarlo dal contagio. Ma, lui, il virus, ha trovato il “tallone d’Achille”, la parte scoperta dove far arrivare la sua freccia malefica: gli ospiti della casa di cura Santa Maria.
Quello che avevo in mente di fare aveva lo scopo di farlo uscire dalla solitudine cui la storia l’aveva condannato, facendolo conoscere, attraverso le bellezze paesaggistiche, la natura intatta in cui è immerso, attraverso l‘aria che è possibile respirare, priva d’inquinamento d’ogni sorte. Invece…alla solitudine di ieri, gli è stato dato il marchio di solitudine certificata, ope legis, di oggi. Da questa storia ne usciremo, con dolore per tanti, ma migliorati perché avremo imparato che è inutile litigare per tutte le inezie quotidiane con cui siamo portati a scontrarci, di dividerci; avremo imparato i valori della solidarietà, dello stare insieme, di ritornare ai valori di una volta, quelli della ruga che il benessere ci ha fatto dimenticare. Riprenderemo a camminare nella piazza, dal punto dove ci siamo fermati, per raccontarci le cose che abbiamo fatto, che abbiamo pensato in quel periodo buio del Coronavirus.



