Sab 11 Lug 2020
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Vladimir Costabile: da Cerisano in giro per l’Europa

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Vladimir Costabile cresce a Cerisano provincia di Cosenza. Figlio d’arte di madre filosofa e padre teatrante:

“A casa mia ci sono sempre stati artisti, attori, gente “strana” per dirla come un ragazzetto di provincia.

Questo ha fatto sviluppare ovviamente l’amore per la musica e soprattutto l’amore per il dietro le quinte. Ho sempre amato stare sul palco come stare dietro, lavoro nobile. Capire il concetto di service nello spettacolo è qualcosa di romantico, essere a servizio dello spettacolo e dell’arte. Ecco quindi che parallelamente alla carriera da musicista c’è quella da sound engineer.

Quando hai iniziato a suonare?

C’è un aneddoto sul perché e per come ho iniziato a suonare.

In seconda elementare mi piaceva una ragazzina che suonava il violino, quando le diedi un cuore con la famosa frase “ti vuoi mettere con me? Si /no/ forse” lei mi disse categorica: ”non posso fidanzarmi con uno che non conosce la differenza tra il fa ed il fa#” così chiesi ai miei genitori di comprarmi una chitarra.

Quella ragazzina ora è una grandissima violinista e con suo marito suonano e fanno ricerca sulla musica barocca. Siamo rimasti amici e ho suonato al loro matrimonio. Quando vado a cena da loro, con il marito la trattiamo malissimo per questa storia!

Quali sono i primi gruppi in cui hai militato?

A parte gli esperimenti di cover, la mia prima band furono i Jester dopo la scissione fondai con i gemelli Tucci, i Black Wall Ska.

Uno dei nostri brani era proprio Emy, il testo era di Francesco Cangemi e la musica di Silverio Tucci. In pratica eravamo i lunapop prima di 50 special .

Registrammo la prima volta da Carmelo Labate e in quelle 8 ore del 1996 si decise il mio futuro, lo studio di registrazione!

Piano piano iniziammo a suonare ska punk/core e diventammo grandi, contemporaneamente la militanza a Radio Ciroma, la fase finale del Gramna, l’impegno politico.

Dopo qualche anno, di nascosto dai miei andai, ad una serata al filo rosso e vidi Mad Professor. Rimasi folgorato dal Dub e da tutto quello che si portava dietro, il trip hop, il dark e la new wave mi stuzzicavano.

La rave culture inglese arrivava filtrata con qualche anno di ritardo e li cominciai a definire il marasma dei miei amori musicali, comprai due campionatori come quelli che usavano i prodigy, un giradischi come i Massive Attack, rubavo i dischi di Peter Gabriel a mio zio e Tony Punk (Annunziata) e Pippo dei Polistyl mi insegnavano chi erano i Clash.

Iniziai a fare le prime cose dopo lo ska nel 99 con i Black Wall , Piero Vena in studio impazzì perché gli chiedevo cose che per quegli anni erano avveniristiche.

Com’è nato il progetto “taranta Terapy”, gruppo di spicco per molti anni?

Le strade nel 2001 si incrociarono con Checco Pallone che mi insegnò l’amore per la tradizione, la famiglia dei Dedalus mi ha dato tanto, Checco e Zio Peppino Pallone, Mario Artese, Baba Sissoko, Lutte Berg, Franco Caccuri, Enzino Costabile sono stati una vera e propria scuola e famiglia musicale.

Iniziai a teorizzare che si poteva mettere insieme l’elettronica e il dialetto ma a differenza dei Konsentia (in cui per un periodo ho avuto l’onore di fare da fonico), l’uso doveva essere più aulico e meno Urban.

È in quel momento che decido di mettere su un collettivo chiamato Taranta Terapy in cui hanno gravitato tantissimi amici e musicisti.

Ho scritto e registrato due dischi Odissea nella terra del vento e Maediterraneamente che fanno parte nella mia testa di una tetralogia degli elementi che non ho ancora concluso.

Un altro tormentone ideato da te fu “trema la terra”

Proprio sul secondo disco c’è Trema La Terra, un Inno alla vita e alla rivoluzione personale, nato in un periodo molto fortunato.

È l’anno (2004) in cui nella mia vita nasce una conversione spirituale, inizio a praticare il buddismo di Nichiren, apro il mio primo studio a Cerisano, Taranta Terapy da collettivo diventa band con cui iniziamo un tour nazionale che porterà a vittorie a concorsi, amicizie musicali con tanti musicisti della scena nazionale, un disco nuovo TerraK’Abballa con cui continuano le date.

Dal 2004 al 2010 ci siamo divertiti tanto!

Che ricordi hai degli anni del binomio Taranta Terapy e Ganja Social Club?

In realtà non era un vero e proprio binomio, nei primissimi anni dopo lo scioglimento dei Black Wall iniziai a suonare con Cenzino Donato e GioDee che suonavano con i Ganja. Allora era naturale che fossimo tutti sempre insieme, in alcune situazioni ho anche suonato con loro la chitarra e fatto i cori, e credo di avergli registrato 4/5 brani.

Il tuo lavoro di fonico e la tua collaborazione con la Picicca ,come nasce la collaborazione?

Nel 2009 produssi il primo disco di Buzzurro – C’Ha Dittu e cercavo un affare da studio di registrazione per concludere il lavoro e mi scontrai con il Picicca Studio appena nato.

Parlai un pomeriggio intero con un ragazzo simpatico che pensavo fosse il fonico dello studio, in realtà scoprii alla fine che era Dario Brunori, di cui non avevo mai ascoltato niente.

Dopo quell’incontro inizia una collaborazione prima a chiamata poi fissa finchè non acquisisco lo studio e parto in tour con loro.

Succesivamente tutti i dischi dell’ etichetta Picicca, i quattro dischi di Brunori a cui ho collaborato gestendo tutta la parte tecnica.

Nell’anno del tour di a “casa tutto bene”, durante una data incrociai Antonio Taccone, calabrese che lavora da tempo immemore con tutto il Pop d’autore italiano.

Lui mi portò a lavorare come suo PA Man (quello che si occupa delle casse del disegno degli impianti e delle regie) con Loredana Bertè e sempre con lui e la mitica DDM eventi di Carmine Di Nardo, ho l’occasione di lavorare con Masini, Facchinetti, Fogli, Zarrillo, Branduardi, Nina Zilli, The Kolors, Anna Tatangelo e mille altri artisti.

Sempre in quell’anno conobbi Niccolò Sangiorgi, light designer per DubFx artista che amo dai suoi primissimi video su Youtube (lui fu il primo artista ha fare un video virale, la sua love someone fu il primo video musicale virale della storia).

Nel 2018 mi arrivò una mail scritta in un italiano pessimo. C’era scritto che Ben Stanford (DubFx ndr) si ricordava di me per una street parade di dieci anni prima con gli Almamegretta e cercava un fonico.

Pensavo fosse uno scherzo di Niccolò. In realtà ho scoperto che lui è metà italiano e parla benissimo l’Italiano.

Insomma il ragazzetto cresciuto a Cerisano è diventato il fonico di questo artista Australiano in giro per l’Europa e dal 2018 sono in tour con lui in giro per l’Europa!

Qualche anno fa hai festeggiato i quindici anni di carriera, ripercorrendo il tuo viaggio musicale, stupefacente le presenze e come tutti ricordassero le canzoni. Pensi di fare un’altra serata?

Era una serata al Beat nata per gioco. Tullio Cesario s’era inventato questo format in cui uno della scena chiamava gli amici e si scambiavano sul palco. Cangemi disse il Vlad Day e sembrava una celebrazione ma in realtà era un gioco.

Non sono tipo da festeggiare, non amo nemmeno i compleanni, quindi non credo di fare più una cosa del genere

A causa del corona virus tutte le turnèe sono bloccate, ma cosa c’era in programma e cosa ci sarà?

Questa situazione è tragica per me e i miei colleghi.

Io ero in tour europeo con DubFx, quando è scoppiato tutto e siamo rientrati da pochi giorni e non sappiamo come si evolverà il tutto.

Questo periodo di isolamento però arriva al momento giusto perché così posso rimboccarmi le maniche con il progetto La Lumaca Dischi.

Nel 2015 decido di produrre una compilation che si chiamava Calabrians City Rockers vol.1 che fotografava la situazione e lo stato dell’arte della musica indipendente regionale. Questa cosa mi ha preso la mano e sono arrivato ad aprire un’etichetta indipendente che in questi anni ha fatto circa 57 uscite tra singoli e album.

Questo è un progetto che si porta in realtà due eredità la prima era la t2 production nata nel 2002 e produceva Punk nei circuiti dei centri sociali e S.U.B. del 2008 circa, nata con Francesco Palermo e orientata al digitale.

Ad oggi non saprei cosa aspettarmi dalla situazione di tour e live in giro. Diciamo che per il momento mi sono messo a scrivere, e sto recuperando un po’ di lezioni perse al conservatorio, poi vedremo.