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Coronavirus, allarme per l’aumento dei casi in Europa

I recenti numeri fatti registrare dal coronavirus in Europa hanno allarmato l’Organizzazione mondiale della sanitàHans Kluge, direttore della sezione europea, ha sottolineato in videoconferenza come la prima ondata non si sia ancora chiusa. L’aumento dei casi è stato particolarmente accentuato nell’ultima settimana. “Non succedeva da mesi“, ha sottolineato Kluge.

Cosa significa? In primis, che l’emergenza è tutt’altro che finita. E poi, che l’Europa deve prepararsi a una seconda ondata in autunno. Il direttore ha aggiunto che la crescita dei contagi potrebbe spingere i sistemi sanitari nuovamente verso il precipizio. “Dobbiamo sperare per il meglio, ma prepararci al peggio” ha detto Kluge.

Preoccupazione espressa anche dal direttore di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova, Andrea Crisanti, il quale nelle interviste rilasciate nelle ultime ore torna a parlare della situazione della pandemia di Covid-19 nel nostro Paese e dice: “Il virus sta circolando ancora.”

A quasi un mese e mezzo dalla ripresa delle attività economiche, i numeri dei contagi restano bassi. Ma per Crisanti, i nuovi casi non diminuiscono da settimane, e gli scostamenti sono minimi. “Qualcosa non sta funzionando”, afferma l’esperto.

Le criticità si registrano in particolar modo in Lombardia, dove “non si sta facendo il tracciamento dei casi, non li si sta cercando e isolando”, altrimenti il calo sarebbe proseguito. E se gli esperti in passato si sono divisi sul fatto che il Covid-19 sia sensibile al fattore climatico, secondo Crisanti dobbiamo ringraziare l’innalzamento delle temperature per il miglioramento della situazione: “Siamo fortunati che il virus pare sensibile alle condizioni climatiche, altrimenti eravamo rovinati”, ha detto al Messaggero parlando dei casi di assembramento registratisi negli ultimi giorni, in particolare a Napoli dopo la vittoria della Coppa Italia. E ha aggiunto: “Ma ciò che ci sta salvando ora, non ci salverà in autunno-inverno”.

Il pericolo di una seconda ondata, insomma, per il consulente della regione Veneto c’è ed è da non sottostimare. Anche perché, a suo avviso, il nostro Paese avrebbe dovuto sfruttare questo periodo favorevole a livello climatico per “portare vicino a zero i casi positivi, in modo da ridurre al massimo la base di infetti per quando tornerà il freddo e la situazione climatica sarà favorevole a Sars-CoV-2”. E invece “non ci stiamo riuscendo. Non va bene”, ha sottolineato.

Crisanti ha ammesso i tanti aspetti del virus rimasti incompresi dalla comunità scientifica: “Non abbiamo capito molto. Ci sono ancora molte, molte cose da capire”.