Mar 28 Giu 2022
spot_img
HomeCronaca"Mafia bond": titoli della ‘Ndrangheta calabrese...

“Mafia bond”: titoli della ‘Ndrangheta calabrese venduti sui mercati internazionali

I bond della ‘ndrangheta venduti agli investitori internazionali. E’ quanto rivela il Financial Times, che ha avuto accesso a documenti finanziari e legali riservati. In un’occasione, scrive il quotidiano finanziario della City, i titoli, garantiti in parte da aziende di facciata accusate di essere legate alla ‘ndrangheta, sono stati acquistati anche dalla Banca Generali.

Da anni, già ai tempi di Giovanni Falcone, sentiamo parlare di una mafia (in questo caso la ‘Ndrangheta calabrese) che cambia, si evolve, opera meno sul territorio in senso stretto per entrare nei gangli dell’economia e della finanza. Dalla coppola al colletto bianco.

Secondo il Financial Times, ammontano a circa 1 miliardo di euro le obbligazioni vendute agli investitori internazionali tra il 2015 e il 2019. Alcune delle obbligazioni erano legate ad asset che in seguito si sono rivelati riconducibili ad aziende legate alla ‘ndrangheta.

Editorialmente ribattezzati “Mafia Bond”, in realtà i titoli in questione non sono delle obbligazioni direttamente legate ad attività criminali, ma il frutto di un noto processo finanziario chiamato cartolarizzazione. Tutto nasce dai ritardi nei pagamenti da parte delle Asl, specie al Sud d’Italia. Le aziende sanitarie private che vantano crediti verso la PA, per sbloccare liquidità si affidano a banche e società che trasformano quei crediti in titoli commerciali, obbligazioni collocate sui mercati.

Dal lato del compratore, però, la ‘securitization’ non permette di vedere chi ci sia dietro al collaterale; e in ogni caso l’acquirente di quei bond compra di fatto un credito verso la PA, ossia lo Stato Italiano.

Di certo, mentre in Europa si discute di MES, Recovery Fund e destinazione dei soldi che verranno dati all’Italia, l’argomento Mafia bond non ci aiuta a recuperare credibilità.

da QuiFinanza

Arrivano le precisazioni sull’articolo da parte dell’ufficio stampa di una società, di cui sopra, inerente all’inchiesta giornalistica secondo cui imprenditori internazionali hanno investito inconsapevolmente in titoli cartolarizzati basati su asset del settore sanitario italiano in parte collegati, a vario titolo, alla criminalità organizzata di matrice calabrese.

Nella vicenda in questione, la società ha operato in qualità di arranger dell’operazione di cartolarizzazione realizzata dalla società veicolo Chiron SPV (costituita ai sensi della legge 30 aprile 1999 n. 130, la “Legge sulla Cartolarizzazione”). I titoli emessi da Chiron SPV nel contesto dell’operazione di cartolarizzazione sono stati distribuiti da Banca Generali.
Precisazioni all’articolo del FT
1. I crediti ceduti a Chiron SPV, a cui si riferiscono – secondo l’articolo del Financial Times- i rischi di infiltrazioni della criminalità organizzata calabrese ammontavano a complessivi € 793.000 ed erano parte di un più ampio portafoglio di crediti ceduti in blocco al veicolo Chiron SPV.
Tale più ampio portafoglio di crediti è stato finanziato mediante l’emissione, da parte del
suddetto veicolo di cartolarizzazione, di titoli asset backed per totali € 47,4 milioni (di cui Euro 33,7 milioni successivamente acquistati da alcuni fondi di Banca Generali Fund Management Luxembourg).
I crediti oggetto di attenzione da parte dell’articolo del FT rappresentano quindi una porzione minima e non significativa del complessivo portafoglio ceduto a Chiron SPV e, più in generale, del totale dei crediti associati al Sistema Sanitario Nazionale, oggetto di cartolarizzazioni rispetto alle quali la società ha agito in qualità di arranger.
2. All’atto dell’acquisto dei crediti in oggetto, avvenuto nel febbraio e aprile 2017, i soggetti cedenti erano accreditati con il Sistema Sanitario Nazionale e disponevano quindi non solo dei requisiti richiesti dalla normativa per operare ma erano anche stati oggetto delle verifiche in materia di antiriciclaggio.
Il mediatore creditizio – società che ha originato i crediti successivamente oggetto di acquisizione e soggetto deputato per legge ad effettuare l’adeguata verifica dei cedenti, nonché dei beneficiari effettivi e legali rappresentanti dello stesso – ha debitamente adempiuto ai propri obblighi di adeguata verifica, in conformità alla normativa in materia di antiriciclaggio. Ad esito di tale adeguata e puntuale verifica non erano stati riscontrati elementi di attenzione.
Pertanto, emerge come Chiron SPV non abbia mai acquistato, crediti da cedenti che risultassero legati al momento della cessione alla criminalità organizzata e

per conseguentemente, come nessun investitore abbia consapevolmente finanziato, per il tramite della sottoscrizione dei titoli di cartolarizzazione, l’acquisto di suddetti crediti.
3. Non appena il mediatore creditizio e il servicer dell’operazione di cartolarizzazione in oggetto sono venuti a conoscenza, successivamente alla cessione, delle sopravvenute pendenze nei confronti dei soggetti cedenti, il mediatore creditizio ha effettuato le opportune e dovute segnalazioni all’autorità di vigilanza competente e i relativi contratti di cessione crediti sono stati debitamente risolti, impendendo quindi la cessione di qualsiasi altro credito da parte del cedente segnalato.
Esattamente la stessa procedura è stata seguita in tutte le altre cartolarizzazioni
arranged dalla società nelle quali non si è mai verificato alcuna simile occorrenza, se non per piccoli importi non eccedenti in totale l’importo complessivo di circa un milione di euro (rispetto ad un monte di cartolarizzazioni di oltre due miliardi di Euro) e per i quali sono state immediatamente eseguite le segnalazioni necessarie e l’espunzione dei crediti in questione dal portafoglio rilevante.