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Sud Sound System contro Teresa Merante: il botta e risposta attraverso i social

di Anna Zupi
La musica che da sempre unisce questa volta non solo separa, ma crea un vero e proprio botta e risposta sui social esattamente dove la cantante folk calabrese, Teresa Merante spopola con un numero spropositato di follower.
Tutto nasce da un articolo di FanPage che mette in luce i testi della Merante, originaria di Simeri Crichi (CZ), e le gesta mafiose da lei cantate. Seguono polemiche e un’immediata risposta della casa discografica che fa balzare dalle poltrone anche il Movimento Cinquestelle per istituire il reato di apologia della criminalità.
Polverone non solo il Calabria, ma anche in Salento: incredulità e sdegno per “U latitanti” il brano che inneggia alla mafia sulle note de “Lu rusciu de lu mare”, il canto popolare diventato uno dei simboli della Taranta e della pizzica.
Con rabbia ne prendono le distanze i Sud Sound System, la band salentina autrice del famoso brano “radici ca tieni”. Da sempre i salentini cantano l’amore per la loro terra e combattono ogni tipo di violenza e sopruso. 
Il caso “Merante”, appreso dal gruppo solo pochi giorni addietro, lascia l’amaro in bocca, ma anche tanta rabbia. I ragazzi scrivono sulla loro pagina ufficiale una lettera ai loro fans: (riportiamo integralmente):

Amiche e amici

Ancora difficile crederci, ma abbiamo appreso con sdegno che esiste un brano intitolato “U latitanti” (di Teresa Merante) che inneggia ai latitanti di mafia e che questo brano usa la melodia de “LU RUSCIU DELLU MARE” una tra le più belle canzoni che la cultura salentina abbia espresso, ormai famosa in tutto il mondo e che in molti riteniamo essere l’inno del Salento. Noi Sud Sound System con questo comunicato esprimiamo la nostra rabbia contro chi ha usato in modo indegno e incivile una delle melodie a cui siamo legati!
L’amore per questo brano ci ispirò nel 2003 a scrivere “RADICI CA TIENI” il nostro inno contro ogni razzismo, una dichiarazione d’amore verso la nostra terra, il nostro dialetto, la nostra musica e verso le culture di tutti i popoli. Un vero gesto d’amore, in continuità con i sentimenti espressi da “LU RUSCIU DELLU MARE”, una canzone d’amore che narra di una relazione impossibile dai contorni amari ma che infine riesce a cancellare ogni dolore proprio grazie all’amore, cantandolo al mondo intero. Riteniamo che utilizzare un brano del genere per esaltare figure abbiette come quelle dei mafiosi sia uno sfregio per la nostra cultura e per chi ha dato la vita per difendere i valori della giustizia e della libertà. Anche se “LU RUSCIU DELLU MARE” è una canzone popolare i cui diritti d’autore sono di PUBBLICO DOMINIO e pertanto utilizzabile da tutti, rinnoviamo il nostro sdegno verso chi ne ha abusato per appoggiare la mafia, un’organizzazione che da 160 anni opera per distruggere la nostra Terra mostrandola al mondo come teatro di crimini efferati e prostrandola all’arretratezza e alla corruzione. Il sacrificio di chi è morto per difendere la nostra terra non merita un insulto così miserabile per questo continueremo a dedicare “RADICI CA TIENI” a Peppino Impastato, a Renata Fonte, a Falcone, Borsellino e alla loro scorta dove perì il nostro conterraneo Antonio Montinaro e tutti i figli di questa terra che hanno dato la vita per combattere le mafie. Ci auguriamo che tutti i salentini si uniscano nostro sdegno contro questo brano che infanga la nostra cultura.
NUI SIMU SALENTINI DELLU MUNNU CITTADINI, RADICATI ALLI MESSAPI CU LI GRECI E BIZANTINI!

NUI COMBATTIMU LA MAFIA!”

La cantante calabrese si difende, promettendo di non parlarne più e annuncia di essersi rivolta allo studio legale Loiero per difendere la sua immagine. Il suo video pubblicato su YouTube avrebbe dovuto spiegare l’intento della stessa, il perché della scelta di quei testi, ma l’effetto haters ha prevalso, riempendo la bacheca di insulti e minacce.
Nel video Teresa Mirante afferma: “le mie canzoni raccontano la tradizione, non simpatizzo per la ndrangheta. Non c’è differenza con le fiction che raccontano la mafia.”
Pubblichiamo integralmente il comunicato stampa di Teresa Merante:

Sono costretta ad intervenire con questa breve comunicazione per difendere la mia persona, prima ancora del mio amato ruolo di cantante folk, dai molteplici attacchi mediatici e minacce di querele che in questi giorni hanno imperversato su tutte le testate nazionali e locali. Improvvisamente, infatti, scopro di essere stata etichettata come cantastorie della malavita, come divinatrice dei boss e al servizio della mafia, per alcuni brani della tradizione calabrese da me rivisitati e pubblicati sui social e sulla mia pagina Youtube. Ho provato a chiarire le mie intenzioni con un video su Facebook ma ciò non è bastato a placare l’accanimento di quanti avevano già individuato il loro capro espiatorio, poco importando che tutto ciò potesse provocare, come di fatto è avvenuto, un clima di livore e di minacce nei mei confronti. Non voglio alimentare ulteriori polemiche, ma per amor di verità, sento il bisogno di ribadire alcuni aspetti sui contenuti delle mie interpretazioni musicali. Le canzoni sotto accusa, infatti, derivano da una lunga tradizione folkloristica che spesso si basa su storie di vissuto popolare, anche delinquenziale , di cui ho soltanto riadattato le melodie. Cancellare quel vissuto, a mio avviso, significa dimenticare quanto questa terra abbia sofferto, nel bene e nel male la memoria va sempre custodita. Non potevo lontanamente immaginare che un testo risalente agli anni ’70 potesse sollevare tutta questa indignazione per una mia semplice reinterpretazione. Quanto alla canzone sul “Capo dei Capi”, di cui ho scritto testo e musica, ho voluto solamente raccontare in note quella che era stata la rappresentazione della famosa fiction televisiva. E qui mi chiedo quale sia la differenza tra le diverse serie tv che hanno avuto e hanno ancora come protagonisti mafiosi e camorristi, trasmesse sulle più importanti reti televisive, e le mie canzoni oggi sotto accusa. Credo siano forme diverse di rappresentare e descrivere un fenomeno criminale, non certo di avallarlo. Le frasi incriminate sono parte di quel racconto, la cruda ricostruzione di uno spaccato della triste storia criminale che ha dilaniato la mia terra e non solo. Ma raccontare non significa condividere o considerare valore ciò che con tutta evidenza non lo è. Sono innamorata della musica tradizionale da quando ero bambina e da allora non ho mai smesso di ascoltarla e, con il passare degli anni, a provare ad interpretarla . Nel mio percorso di cantastorie ho potuto calcare anche diversi palcoscenici in tutta la Calabria ricevendo affetto e calore per la mia musica. Considerare queste persone, le migliaia di follower che mi seguono sui vari social e me, accomunati dalla passione per la musica popolare, come simpatizzanti della malavita equivarrebbe ad affermare che tutta la Calabria sia malavitosa per il fatto che esista, purtroppo , la ‘ndrangheta sul suo splendido territorio. Accetto le critiche, anche le più aspre, non certo il pregiudizio e la generalizzazione. Non ho mai inneggiato nessuno, se non il mio amore per la musica popolare di cui vado fiera. Non era certo questa la notorietà che sognavo. Se ho commesso degli errori, se ho ferito la sensibilità di qualcuno sono anche disposta a mettere da parte questi brani o i passaggi più controversi, ma non accetterò più passivamente ulteriori minacce e insulti. Per questo motivo ho affidato ai legali dello studio Loiero l’incarico di tutelarmi in tutte le sedi che riterranno più opportune, preferendo per il futuro un pacifico silenzio a bellicosi chiacchiericci.”