Mer 14 Apr 2021
Advertising
Home Sanità Bulimia, anoressia e disturbi alimentari: niente...

Bulimia, anoressia e disturbi alimentari: niente cure in Calabria

di Giovanna Mazzuca

Si parla spesso dei disturbi dell’alimentazione, ma cosa sono e come vengono curati? La sanità calabrese come affronta queste problematiche legate, soprattutto, al mondo dell’adolescenza? 

Cerchiamo di fare chiarezza con l’aiuto della dr.ssa Gabriella Rocco, psicologa psicoterapeuta ad indirizzo sistemico familiare, specializzata alla Accademia di Psicoterapia della famiglia di Roma. 

Cosa significa soffrire di un disturbo dell’alimentazione e quali sono i tipi di disturbi alimentari più diffusi?

Soffrire di un disturbo dell’alimentazione sconvolge la vita di una persona, limitandone gravemente e notevolmente le capacità relazionali, lavorative e sociali. 

I disturbi alimentari sono patologie caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari, la persona che ne soffre manifesta un’eccessiva preoccupazione per il peso e le forme del proprio corpo. 

I più diffusi sono: anoressia nervosa, la quale consiste in un ingiustificato ed esasperato timore di ingrassare. Tale patologia, è caratterizzata da un’alterata percezione della propria immagine corporea che si collega a bassi livelli di autostima e di magrezza patologica.

La bulimia nervosa è invece, caratterizzata dalla presenza di abbuffate a cui seguono comportamenti di compensazione per cercare di evitare l’aumento di peso, come per esempio l’induzione del vomito e l’uso di lassativi. Esiste infine, il disturbo da alimentazione incontrollata.

Qual è l’incidenza di tali disturbi nella popolazione italiana? I disturbi alimentari possono insorgere in età adulta?

Tali disturbi insorgono, prevalentemente, durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile. Attualmente, rappresentano una vera e propria epidemia sociale, in Italia, le stime parlano di 3 milioni di persone affette da disturbi dell’alimentazione, di cui il  90% sono donne ed oltre 2 milioni sono adolescenti.

Ad oggi, ciò che preoccupa di più, è il progressivo abbassamento dell’età delle persone che soffrono di questi disturbi, difatti, i primi sintomi possono riscontrarsi già in ragazzine dagli otto anni in su. 

Può accadere, che i disturbi alimentari insorgano in età adulta, tuttavia, nella maggior parte dei casi, i sintomi ricompaiono in quanto erano già presenti in età adolescenziale. 

Dr.ssa Rocco, potrebbe illustrarci il protocollo di cura che si attiva in questi casi? 

Purtroppo, accade molto spesso che le persone affette da tali disturbi non hanno la consapevolezza di avere un problema e sono molto spaventate all’idea di dover affrontare un cambiamento, così come un percorso di cura.

Il protocollo clinico è basato su dei livelli a seconda della gravità della patologia, le cure specialistiche riguardano l’ambulatorio in rete interdisciplinare che prevede aree di intervento psicologiche – psichiatriche e internistico metabolico – nutrizionale. La cura più efficace è costituita dall’approccio multidisciplinare che facilita la gestione dei pazienti complessi.

Gli interventi psicoterapeutici nel trattamento di questi disturbi, rappresentano una parte molto importante della terapia, tuttavia, per essere efficaci, necessitano di una forte motivazione al cambiamento da parte del paziente 

A parer suo, a che punto è la sanità calabrese nei livelli di cura e accoglienza dei pazienti che sono affetti da disturbi dell’alimentazione?

Nella maggior parte dei casi, si ritiene necessario un trattamento c.d. residenziale in strutture adeguate che, ad oggi, non sono presenti sul territorio regionale. I pazienti, dunque, sono costretti a rivolgersi ad altre regioni. Questi centri residenziali sono strutture in grado di fornire al paziente un programma di cure, che prevede la riabilitazione su più livelli, ossia fisico, nutrizionale, psicologico e psichiatrico. 

L’auspicio è che la nostra Regione affronti e superi i propri limiti, costruendo strutture ad hoc per agevolare le cure di queste patologie e consentire alla famiglie, le quali giocano un ruolo chiave nel cammino verso la guarigione, di assistere, materialmente, i propri cari.