Mer 14 Apr 2021
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Positivi Covid, chiuso un call center di Rende

Purtroppo, malgrado il Covid stia continuando a “viaggiare” in modo spedito, poche aziende concedono il telelavoro. Tra queste, ci sono quelle che gestiscono i call center nonostante un ambiente di lavoro da sempre rischioso dove è facilissimo ammalarsi e contagiare gli altri, figuriamoci durante una pandemia.

I decreti governativi hanno lasciato aperti i call center, dimenticando di tutelare però la salute dei lavoratori. Pertanto aumentano i casi di positivi tra gli operatori “costretti” a lavorare in un ambiente chiuso dove c’è una grande concentrazione di persone che condividono uno stesso spazio e dove gli aspetti relativi alla prevenzione, di sovente vengono trascurati o assunti con poca diligenza.

E così oggi, ci ritroviamo a segnalare ancora lavoratori di un call center di Rende positivi al Covid-19.

Nelle ultime ore il call center è stato chiuso ed una decina di operatori, dopo essere risultati contagiati dal Coronavirus, hanno iniziato il periodo di quarantena: fortunatamente le persone che hanno contratto il virus non sono in gravi condizioni di salute. Nei locali del call center è scattata l’operazione di sanificazione per evitare altri contagi. Un vero e proprio focolaio che è divampato in poche ore e poi, dopo i primi contagi degli operatori telefonici, tutti i lavoratori sono stati sottoposti ai test.

Riceviamo e pubblichiamo ulteriori dettagli da un lavoratore del call center di Rende costretto a chiudere i battenti per i casi Covid-19.

Il call center in cui lavoriamo non ha ancora avviato la procedura di testing per tutti i dipendenti. La maggior parte di noi è in attesa di sapere se e quando sarà effettuato tampone da parte dell’Asl. Inoltre, aggiungo che l’azienda proprio nelle scorse settimane ha ritenuto di richiamare in sede senza alcuna situazione di necessità lavoratori che erano in smart working da un anno su commesse che erano state remotizzate. In attesa di notizie per sapere se e quando saremo sottoposti al tampone, abbiamo ricevuto solo frettolose comunicazioni sul fatto che è necessario tornare a lavorare da casa, ma senza alcuna dichiarazione ufficiale da parte della stessa azienda.”