Mer 14 Apr 2021
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“Salviamo il Tirreno cosentino”: piano strategico dei comuni costieri contro l’inquinamento

di Mariafederica Martire

Non solo una dichiarazione di intenti quella rilasciata dal Presidente della Provincia di Cosenza, Francesco Iacucci, al termine del primo dibattito pubblico lanciato dalla pagina “Mare Pulito – Salviamo il Tirreno cosentino” il 26 febbraio scorso, ma finalmente l’avvio di azioni concrete: arriva, infatti, l’auspicato protocollo d’intesa tra i ventuno comuni costieri con cui porre in campo un vero e proprio piano strategico per la risoluzione dell’inquinamento del nostro mare. Il tutto ad un mese esatto dal primo dibattito, con pieno rispetto della scadenza posta dai partecipanti per verificare i risultati concretamente ottenuti.

Un piano dove ognuno è chiamato a fare la propria parte e dove specialmente ai comuni è richiesta una compartecipazione forte. Questi dovranno partire dalla trasmissione della cartografia relativa al proprio impianto fognario il quale rappresenta, come già era emerso nel precedente dibattito, uno dei principali mezzi di diffusione delle acque inquinate nel Mar Tirreno. 

Saranno svelate, dunque, le carte dei comuni e, per la prima volta, si potrà partire dalla disamina di ogni specifico territorio. Ogni Comune verrà, così, attenzionato, anche per mezzo degli specifici report che verranno chiesti agli stessi e relativi, rispettivamente, ai rifiuti complessivamente prodotti dalla gestione degli impianti di depurazione e ai costi energetici per il sostentamento degli impianti sia fognari che di depurazione. Il percorso che i Comuni si accingeranno a compiere sarà accompagnato dalla presenza costante dell’ente provinciale, il quale dovrà essere continuamente informato dei progressi raggiunti. 

Non solo. Finalmente, i cittadini saranno messi nelle condizioni di apprendere direttamente i risultati di tale gestione, grazie alla creazione di un portale istituzionale su cui sarà possibile apprezzare gli esiti del piano strategico.

Un protocollo, dunque, che coordinato dalla presenza partecipativa della Guardia di Finanza volta a rilevare eventuali discariche abusive, nonché dal contributo dell’ArpaCal in tema di studi particolareggiati sulle acque balneari dei vari comuni, dovrebbe aver avviato il cambiamento che finalmente si attendeva da anni.