Dom 20 Giu 2021
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Sanità calabrese, Guccione: “Si faccia piena luce su debito e bilanci”

Molti in Calabria in questi giorni, tra cui il presidente facente funzioni Spirlì, chiedono al governo nazionale l’azzeramento del debito sanitario calabrese. Io credo sia necessario invece domandarsi se qualcuno sia oggi in grado di quantificare la massa debitoria del sistema sanitario calabrese. Il presupposto fondamentale per potere essere credibili e non fare solo propaganda è quello di lavorare affinché ci sia certezza sulla situazione finanziaria ed economica nel settore della Sanità.

Diversi sono i bilanci bocciati dal commissario ad acta Longo: il bilancio di esercizio 2019 dell’Asp di Vibo Valentia, i bilanci 2018/2019 dell’Asp di Crotone, il bilancio di esercizio 2019 dell’Asp di Reggio Calabria. L’unico bilancio che è stato fino ad oggi approvato è il bilancio di esercizio 2019 del Grande ospedale metropolitano Bianchi – Melacrino – Morelli. A questo quadro drammatico dal punto di vista dei bilanci finanziari di Asp e AO, si aggiunge la situazione che denuncio da anni sullo stato economico e contabile dell’Asp di Cosenza dove, anche attraverso vicende giudiziarie, inizia finalmente ad emergere una verità che qualcuno ancora sottovaluta ma che rischia di far saltare il banco dell’intero servizio sanitario regionale.

Cosa nasconde il fatto che ben otto commissari che si sono succeduti fino ad oggi non sono stati nelle condizioni – o non hanno voluto – approvare il bilancio consuntivo 2018 che andava approvato entro i primi sei mesi del 2019? E cosa si nasconde dietro al fatto che l’attuale commissario, pur avendo una scadenza contrattuale di approvazione di tutti i bilanci passati, ha chiesto una proroga perché non è in grado di approvare un bilancio consuntivo 2018 che si avvicini alla realtà nonostante tutto il lavoro effettuato.

Il dato potrebbe essere eclatante: la perdita di esercizio celata dalla mancata approvazione del bilancio consuntivo 2018 dell’Asp di Cosenza si aggirerebbe tra i 500 e i 600 milioni di euro. Ovviamente, se tale cifra dovesse essere confermata, si verrebbero a creare le condizioni per perpetuare il commissariamento per almeno altri dieci anni. Se a questo poi si aggiunge la vicenda dell’Asp di Reggio Calabria, lo scenario diventa davvero drammatico. La relazione finale della commissione straordinaria dell’Azienda sanitaria provinciale è zeppa di riferimenti a dati e situazioni di inaudita gravità tant’è che il collegio sindacale, nella relazione al bilancio 2019, ha ritenuto di esprimere parere non favorevole all’approvazione del documento contabile per il mancato rispetto del principio di continuità ed interdipendenza dei bilanci di esercizio non avendo adottato i bilanci pregressi dal 2013 al 2018.

Se questo è lo stato dell’arte della contabilità e dei bilanci del Sistema sanitario calabrese come si fa a chiedere l’azzeramento di qualcosa che non si conosce e di cui non c’è certezza?

Perché la Calabria e l’Ufficio del commissario fa tanta fatica ad individuare l’ammontare del debito sanitario calabrese dopo ben undici anni di commissariamento?

E’ necessario superare la propaganda e utilizzare tutti i mezzi necessari, anche una task-force con la presenza della GdF con cui la Regione ha attivato una convenzione, per fare chiarezza sui bilanci di ogni singola Asp e Azienda ospedaliera e sul patrimonio immobiliare che in Calabria ammonta ad oltre 1,5 miliardi di euro e che, molto spesso, è dato in gestione a privati con contratti a canoni irrisori che risalgono in alcuni casi al 1954 e che, in altri casi, com’è accaduto nell’Asp di Reggio Calabria, viene sottratto alla proprietà dell’Asp attraverso cause di usucapione.

Deve essere fatta subito piena luce sui bilanci e sulla situazione economica della sanità calabrese. Questo è il momento della responsabilità e della chiarezza.