Gio 29 Lug 2021
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Pronto soccorso a Cosenza e mancanza di personale: la rabbia degli operatori

“Ci hanno fatto lavorare un anno e mezzo in emergenza senza assumere nuovo personale, hanno rastrellato medici ed infermieri da altri reparti depotenziandoli, riducendo personale e posti letto per i malati non Covid; noi stessi siamo stati obbligati a mandare infartuati in giro per la Calabria con possibile danno per il paziente. Siamo stati vessati quotidianamente con turni aggiuntivi ed ordine di servizio. Ed ora fuori dall’emergenza Covid abbiamo un’altra emergenza quella del pronto soccorso senza medici, quei pochi rimasti ormai stanchi devono in qualche modo andare in ferie, ma senza personale è impossibile”. Lo sfogo raccolto è quello di medici, infermieri e sanitari vari che ormai sono ridotti allo stremo. Quasi non bastasse il lunghissimo periodo del Covid e dell’emergenza (tuttora non terminato) che ecco riesplodere il caos nel reparto del pronto soccorso cittadino.

L’altra amara verità è che sia l’attuale commissario che i vari direttori pensano di continuare con altri ordini di servizio per altri medici, anziché individuare una soluzione definitiva e convergente. Devono andare in ferie anche loro?  Emerge dunque un quadro desolante. Ad ascoltare poi anche gli operatori sanitari l’evidenza maggiore è rappresentata dalla disorganizzazione totale. “Nessuna programmazione, nessun piano per aumentare il personale. Questi scienziati che sono venuti da fuori non fanno altro che spremere personale come un limone che è già stanco da più di un anno”, dicono dal principale ospedale della Calabria del Nord. “L’ospedale è distrutto, mancando dei requisiti minimi”, dicono invece chi, quei luoghi, li frequenta da oltre un ventennio. Il grande rammarico è che saranno i pazienti a pagare il prezzo più alto: non troveranno certamente una assistenza adeguata. Ciò per assenza di personale, attenzione. Micaper incompetenza. Ed è inconcepibile per un ospedale Hub come quello di Cosenza. “Ma che hanno fatto in tutti questi mesi e che ci sta a fare ancora il commissario Longo?”, il lamento legittimo dei cittadini, oltre che dei professionisti sanitari.

Cosa fare allora? A chi rivolgersi? Chi imprecare per ottenere una semplice sacrosanta e dignitosa organizzazione della sanità pubblica a queste latitudini? Non definiamoli eroi, poi.