Dom 24 Ott 2021

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Come il Covid ha influito sulla salute mentale delle partorienti: uno studio italiano

È stata valutata la salute mentale di 1179 donne partorienti in tutta Italia durante il primo
lockdown dovuto alla pandemia da COVID-19. I ricercatori hanno scoperto che non solo la
pandemia ha provocato un aumento significativo dei livelli di ansia ma che questo potrebbe
alterare anche il tipo di attaccamento psicologico che la madre svilupperà nei confronti del
nascituro. I risultati dello studio SEG-Covid19 sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Journal of Affective Disorders.

La gravidanza, per la donna, rappresenta un periodo di cambiamenti fisici ed emotivi, di
adattamento e continue scoperte. Il periodo di gestazione si presenta come un momento di
complessità psicologica di per sé che contribuisce, come definito dalla Teoria dell’Attaccamento Prenatale, alla creazione della relazione emotiva che i genitori sviluppano verso il nascituro. L’emergenza sanitaria rappresentata dalla circolazione del virus responsabile del COVID-19, sta avendo un notevole impatto sullo stile di vita della gestante e sulla gestione della gravidanza. Durante il periodo di gestazione, una condizione cronica di stress, è uno dei più importanti fattori di rischio sia a livello fisico, psicologico che sociale. Lo stress sappiamo, è la risposta dell’organismo a stimoli nocivi che influenzano il suo equilibrio interno basale. Questa attivazione genera una tensione profonda nell’intero sistema manifestata da una serie di modificazioni neurobiologiche,
psicofisiche e comportamentali atte a consentire all’organismo la reazione di difesa. Qualunque sia la natura dell’agente stressante, in questo caso il coronavirus, i meccanismi di adattamento che vengono innescati sono simili seppur orientati, da ognuno di noi, verso ciò che maggiormente percepiamo come vulnerabile o in pericolo. Questo conferma che si tratta di una risposta biologica primaria legata alla sopravvivenza, un meccanismo difensivo con cui l’ organismo si sforza di superare una difficoltà per poi tornare, il più presto possibile, al suo normale equilibrio operativo basale. Il tipo di stress che le donne in gravidanza stanno vivendo in questo periodo, è un tipo di stress che fino ad oggi non conoscevano, perché legato all’isolamento e alla riduzione dei contatti fisici, e mentre sempre più numerosi studi dimostrano come lo sviluppo fisico e mentale dipende dal
contatto durante tutto il corso della nostra vita, ci chiediamo quale sarà l’impatto che questo tipo di condizione avrà sulle donne in gravidanza.

Cosa implica, in termini psicologici, affrontare una gravidanza durante l’emergenza sanitaria da Covid-19? Fino ad oggi è cresciuto un notevole interesse sul tema dell’impatto della pandemia di COVID-19 sulla salute mentale materna. Gli studi evidenziano che i principali fattori che aumentano il disagio perinatale sono: l’unicità della malattia, l’impatto globale inaspettato, l’incertezza sulle conseguenze fisiche (sia per le madri che per i bambini), il rischio di trasmissione e le restrizioni dei contatti sociali.
Nonostante queste evidenze, nessuno studio ha valutato se l’esposizione allo stress da Covid-19 abbia una influenza sull’attaccamento prenatale della donna.
A questa esigenza ha cercato di rispondere la ricerca pubblicata sulla rivista Journal of Affective Disorders. (“Effects of maternal psychological distress and perception of COVID-19 on prenatal attachment in a large sample of Italian pregnant women”, F.Craig, MC.Gioia, V.Muggeo, J.Cajiao, A.Aloi, I.Martino, F. Tenuta, A.Cerasa, A.Costabile; Volume 295, 1 December 2021) nata dall’Associazione di Volontariato Mammachemamme, presente sul territorio calabrese dal 2012, in collaborazione con l’U.O. di Ostetricia e Ginecologia S. Cuore iGreco Ospedali Riuniti e il Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria.

“La salute mentale delle donne partorienti è una delle attività principali di cui ci occupiamo
nell’U.O. di Ostetricia e Ginecologia S. Cuore” spiega Cecilia Gioia, Psicologa Perinatale e
Psicoterapeuta presso iGreco Ospedali Riuniti, presidente dell’Associazione di Volontariato
Mammachemamme e ideatrice e coordinatrice della ricerca. “insieme all’AdV Mammachemamme e il Movimento Italiano Psicologia Perinatale (MIPPE), promuoviamo il benessere psicofisico della donna attraverso attività di prevenzione, sostegno e cura, dal pre-concepimento fino al postpartum. Ed è in questo scenario che si inserisce l’idea di voler valutare lo stato psicologico della donna in gravidanza in questo periodo storico”.
Lo studio ha interessato 1179 donne partorienti che hanno completato un sondaggio online anonimo e questionari di autovalutazione che misuravano caratteristiche socio-demografiche e ostetriche, il distress psicologico (come livelli d’ansia e grado di depressione), l’attaccamento prenatale e la percezione del rischio di COVID -19. I dati sono stati raccolti da marzo 2020 ad aprile 2020 facendo riferimento al periodo di lockdown nazionale.

“I risultati di questo studio ampliano le conoscenze degli effetti del distress psicologico durante la gravidanza, mostrando come l’ansia percepita durante la pandemia da COVID-19 nelle donne in gravidanza può influenzare negativamente il processo di attaccamento prenatale della futura mamma”, precisa Francesco Craig, ricercatore di Psicologia Clinica presso il Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria.
Secondo Angela Costabile, ordinario di Psicologia dello Sviluppo presso il Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Università della Calabria, “diviene fondamentale la valutazione dei fattori di disagio psicologico che influenzano il processo di attaccamento prenatale. Pertanto, donne identificate come a rischio dovrebbero quindi essere seguite durante tutto il periodo prenatale e postpartum con un supporto appropriato, per promuovere un attaccamento prenatale positivo e ridurre gli stati di ansia”.
“Tali risultati -conclude Cecilia Gioia- evidenziano l’importanza di attuare programmi di
prevenzione e di monitoraggio del distress psicologico che può influenzare il processo di
attaccamento prenatale delle donne durante la gravidanza in modo da migliorare l’assistenza clinica e promuovere sessioni di sensibilizzazione ed educazione sanitaria durante le prossime fasi di pandemia”.