Dom 24 Ott 2021

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Da padre in figlio, la commovente storia (politica) di Sergio ed Alessandro

C’è anche amore, in politica. E commozione, affetti, gratitudini. Una bella e commovente storia arriva da Cosenza. I protagonisti sono un padre ed un figlio: lui, Sergio Del Giudice, stra-conosciuto in città per le sue mille azioni quotidiane, il suo tifo per la Juve, la “sua” edicola storica e quella passione per la politica che lo ha visto protagonista, con ottimi voti ed un mancata elezione al consiglio regionale negli anni passati davvero per poco; l’altro, il figlio, Alessandro. Giovane di ottima prospettiva che segue il papà.

Sergio, in questa tornata elettorale, ha deciso di “lasciare” il campo, non presentarsi ai suoi affezionati elettori. Ha una “partita”, non quella della sua Juve, più importante da sconfiggere. Si chiama malattia, sebbene ne stia “uscendo” alla grande, quasi come uno dei suoi campioni sportivi che segue in tv. Del Piero? No, Del Giudice, si potrebbe dire.

Leggete che scrive, sui social. “La mia non candidatura nasce dal fatto che il mio corpo e la mia mente sono state per 5 anni e mezzo messe a dura prova e quindi oggi decido di mettermi da parte per far spazio a chi vuole fortemente fare questa esperienza politica: mio figlio Alessandro. Lui, ragazzo altruista e generoso, forse più del padre. Mi ha commosso quando mi ha detto “sei il mio eroe per tutto quello che hai fatto per noi e per tutti i tuoi amici e conoscenti e naturalmente per la tua amata città di Cosenza…”

Alessandro

Sergio è stato recordman di preferenze negli anni ’90 alla quinta circoscrizione con 849 voti e da lì è stato il tuo “lancio” nell’agone politico. “Sempre con onestà e dignità”, il suo motto. Che poi è quello di Alessandro, oggi. Una storia di famiglia, di padre e figlio, di malattia ed onore. Una storia che va oltre il voto, oltre ogni logica elettorale.

da giovanissimi

La storia bellissima di Sergio e di Alessandro, suo figlio. Che vinca il sindaco migliore, loro – insieme- sono già primi cittadini di Cosenza. Ad honorem.