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L’intervento di Bergoglio, la Rai e le riflessioni del Papa

Collegato con la trasmissione di Fabio Fazio, “Che tempo che fa”, Bergoglio, fra i tanti temi affrontati, le tante riflessioni elargite, i tanti frammenti di vita raccontati al pubblico di Rai 3, ha posto l’accento sul valore che le peculiarità legate al tatto, ovvero al contatto con la realtà che ci circonda, hanno inerentemente alla piena consapevolezza di ciò che siamo, di quello che viviamo, e, quindi, di quello che potremmo essere, di quello che potremmo vivere, se solo ci affrancassimo dall’abitudine all’indifferenza. Una tematica, questa, particolarmente sentita nella sfera esistenziale di chi quotidianamente si relaziona col mondo attraverso i sensi diversi dalla vista.

Papa Francesco: “Per superare i drammi del nostro tempo non basta vedere … Occorre toccare le miserie che affliggono l’Umanità”

Al nostro Cuore, ai nostri occhi, davanti ai drammi, alle ingiustizie del nostro tempo, le parole di Papa Francesco, collegato con “Che tempo che fa”, sono richiamo ed esortazione, monito e atto d’Amore… “Non basta vedere: è necessario sentire, è necessario toccare … Ci manca il toccare le miserie … Toccare! Il toccare ci porta all’eroicità: penso ai medici, agli infermieri, alle infermiere che hanno dato la vita in questa pandemia; hanno toccato il male e hanno scelto di rimanere lì, con gli ammalati … E questo è grande! Il tatto è il senso più completo, più pieno, quello che ci mette la realtà nel Cuore. A volte, a chi viene a consultarsi o a confessarsi, io chiedo: tu dai l’elemosina? Rispondono di sì e, allora, io gli domando: e, quando dai l’elemosina, tu tocchi la mano della persona? E spesso rispondono: non so, non me ne sono accorto. E io incalzo: e tu guardi negli occhi dell’altro o guardi da un’altra parte? Toccare è farsi carico dell’altro. Ma se noi guardiamo senza toccare con le nostre mani cos’è il dolore della gente, mai potremo dare soluzione a questo problema, mai potremo trovare una via. È questa la cultura dell’indifferenza: guardo da un’altra parte, non tocco o guardo a distanza”.

Con una semplicità propria delle sensibilità più acutamente connesse ai sospiri provenienti dall’umano incedere, il Pontefice ha, con tali parole, posto in evidenza l’irrinunciabile importanza che le percezioni, le impressioni, le emozioni legate al tatto, ovvero al concreto contatto con la realtà che ci circonda, hanno riguardo alla piena consapevolezza di ciò che siamo, di quello che viviamo, e, quindi, di quello che potremmo essere, di quello che potremmo vivere, se solo ci affrancassimo dall’abitudine all’indifferenza. Una tematica, questa, particolarmente sentita nella sfera esistenziale di chi quotidianamente si relaziona col mondo attraverso i sensi diversi dalla vista, ove il toccare, il sentire, di più, il vedere attraverso il tatto, la percezione aptica, insomma, è il canale che, come ha detto Francesco, porta il mondo nel Cuore, e con esso, i progetti, le attitudini, i sentimenti di chi condivide con noi questa dimensione spaziale e temporale. Un canale che guida fuori dal buio, verso la luce; un canale che, se trovasse corrispondenza attiva e diffusa anche nella condotta di chi ha la possibilità di cogliere le sfumature del creato attraverso gli occhi, aprirebbe una nuova prospettiva di sentire, di cammino condiviso verso un consesso inclusivo, universalmente inclusivo. In altre parole, se ognuno si rendesse disponibile a toccare l’umanità dell’altro e, quindi, a farsi carico dell’altro, in una reciprocità solidale senza confini e, ovviamente, non solo limitata all’ambito della disabilità visiva bensì spalancata su ogni aspetto del mondano vissuto, ci troveremmo tra le mani il miglior vaccino contro il virus del disinteresse, in grado di debellare quella cultura dell’indifferenza che il Papa ci ha invitato, ancora una volta, a respingere. Una cultura da smontare, da confutare, da superare con quella forza, non disgiunta dalla serenità, che fa affrontare la vita con coraggio, anche nelle difficoltà, senza rinunciare a quel senso dell’umorismo che, ha sottolineato Francesco, “è una medicina”, alla cui assunzione egli ha esortato i telespettatori con un affettuoso “per favore”; una medicina che rende tutto più leggero, e verso cui anche una preghiera ci può guidare…

Preghiere come quella del buonumore di “San Thomas More: una preghiera che recito da oltre quarant’anni; una preghiera da recitare tanto, che fa tanto bene. Il senso dell’umorismo ti fa relativizzare le cose e ti dà una gioia grande, ti fa gioioso … E questo fa tanto bene, fa tanto bene”. Anche così, soprattutto così i drammi potranno lasciare spazio alla dolcezza, le ingiustizie infrangersi davanti all’intangibilità dei diritti, alla solidarietà, alla pace, ponendo la nostra vita sulla strada della felicità … Quella che abbiamo davanti … Davanti ai nostri occhi, al nostro Cuore.