Sab 25 Giu 2022
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Falcone&Borsellino, la riflessione…

Di Pierfrancesco Greco

Passeggiando per Palermo, nei pressi della Cala … Era l’agosto del 2018 … Una giornata tersa, il cielo pure … La Città abbracciava le luci e i profumi che il mare riverberava nella brezza del pomeriggio che passava … Ed ecco, vicino a quella lingua d’acqua detergente la bellezza che all’ammirazione si presta, negli occhi fa capolino questa immagine … I sorrisi ritratti presso quel lido, d’estate accarezzato, richiamano i ricordi di una primavera …

Era maggio, un sabato, anni prima: mi trovavo a casa dei Nonni, Angela e Luigi … Arriva papà, mamma, poi zio Vincenzo col volto toccato dall’incredulità … “Guardate cos’è successo” … “Hanno fatto saltare in aria l’autostrada” … “Hanno colpito il giudice Falcone” … Nel corso del tempo, di quell’infanzia che trent’anni addietro aveva aperto la via all’adolescenza, tante volte avevo sentito e letto quel cognome, unitamente a un altro, Borsellino, associandoli all’idea della giustizia, dell’impegno per il bene di tutti noi … Erano stati presenza, anche nelle giornate di un ragazzino … Poi, sul finire di quel sabato pomeriggio del maggio 1992, lo sguardo si volge verso l’apparecchio televisivo, lo accendiamo … Auto distrutte, terra smossa, asfalto sventrato, caos … Quindi l’infausto annuncio …Tanti anni dopo, la visione di quel murale ha ridato vigore ai ricordi di quel 23 maggio del 1992 … Il pomeriggio in cui quell’indicazione autostradale, Capaci, ha fatto irruzione nella nostra Storia, con un boato la cui eco che si sarebbe confusa, qualche settimana dopo, il 19 luglio 1992, con quello di via D’Amelio, quello che, nel pomeriggio di una domenica d’estate, sembrò definitivamente travolgere, annichlire, estirpare quell’anelito di bene e giustizia che in quei due uomini trovava umano, energico slancio.

Uno slancio che, invero, non trovò soluzione di continuità … Uno slancio perdurante nei pensieri, nelle parole, nelle azioni, sulle gambe di altri, di una gioventù resa consapevole anche dai sorrisi immortalati da una foto e ritratti in quel murale. Nei loro sorrisi, nei sorrisi di quei due uomini, dell’amicizia, dalla missione e dal destino accomunati, si spande la freschezza della Libertà, che nessun attentato, nessun traffico, nessun complotto, nessun depistaggio potrà mai colpire, annichlire, travolgere, estirpare … Quei sorrisi sono, piuttosto, imperitura linfa d’esempio e d’impegno per quell’idea di “bene” che, con la medesima semplicità del ragazzino di allora, assocerò per sempre a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Proprio come avvenuto nell’attimo in cui, col sole intorno, scattavo questa foto, nei pressi della Cala, per Palermo passeggiando…