Mer 28 Set 2022
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Altomonte, al Festival Euromediterraneo “la cultura non si ferma”. Ecco tutti gli eventi

La Cultura non si ferma ad Altomonte, proprio come recita lo slogan della trentacinquesima edizione del Festival Euromediterraneo “Non fermiamo la Cultura”, e la rassegna 2022 prosegue senza sosta dopo il successo di pubblico della Notte Bianca che ha visto il centro storico riempirsi di visitatori e le risate con lo spettacolo degli Arteteca al Teatro Costantino Belluscio. 

Si prosegue con due grandi appuntamenti il 17 e 18 agosto mentre il sindaco Gianpietro Coppola, la sua amministrazione e il direttore artistico Antonio Blandi hanno comunicato che il Festival Euromediterraneo 2022 chiuderà con il concerto di Al Bano al Teatro Costantino Belluscio domenica 28 agosto (le prevendite saranno disponibili da giorno 17).

Mercoledì 17 il Festival si sposterà nel Chiostro dei domenicani, nel centro storico, per accogliere uno dei più brillanti giornalisti italiani, Tommaso Labate.

Penna del Corriere della Sera e volto di La7, Tommaso Labate ha iniziato la sua carriera a Il Riformista per passare poi, nel 2012, alle colonne dello storico giornale di Via Solferino dove ha anche ideato il programma, per il sito web della testata, #Corrierelive. Ha una rubrica fissa sul settimanale Io Donna e ha pubblicato per Rizzoli il libro “I rassegnati. L’irresistibile inerzia dei quarantenni” 

Giovedì 18 sarà la volta di Scena Verticale che arriva al Festival Euromediterraneo di Altomonte con l’attore e regista Dario De Luca in “Re Pipuzzu fattu a manu – Melologo calabrese per tre finali” che vedrà in scena, dalle 21 al Teatro Belluscio con ingresso gratuito, anche il musicista Gianfranco De Franco. 

«Abbiamo scelto di puntare l’attenzione sulla storia di Re Pepe – scrive Dario De Luca nelle note di regia dello spettacolo – fiaba nella quale il vero protagonista non è il re del titolo, ma una donna: una reginetta sicura del fatto suo e capatosta. È a lei che siamo debitori, non solo dell’intreccio della fiaba in questione, ma persino del personaggio che dà il titolo alla fiaba, perché un bel giorno, di fronte all’insistenza del padre perché si trovi finalmente un marito, lei decide di prendere farina e zucchero e di impastarselo con le sue mani. Solo così può essere certa che quello sposo sarà all’altezza delle sue aspettative: giacché, come è noto, di reucci insipidi è pieno il regno delle fiabe.

Invece lei ne vuole uno come si deve, ecco perché c’impiega addirittura sei mesi ad impastarlo. “Però non parla!”, commenta il re padre. Ma lei non si perde d’animo, gli mette un peperoncino rosso sulla bocca e a furia di insistere, lo fa parlare. Senza svelare il finale, ché non vogliamo levare certo il gusto di scoprirlo allo spettatore, questa fiaba ha echi dell’Oriente e delle “Mille e una notte”, delle storie dei fratelli Grimm e di quelle di Perrault. Ma questa storia ha messo radici in mezzo ai castagneti e agli uliveti, profuma di impasti infornati e ha il rumore assordante delle cicale della nostra terra».