Ven 23 Set 2022
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“Lotta alla mafie e senso delle Istituzioni”, per Nunzia Paese

“Le nostre idee sulla Giustizia: stop agli abusi delle misure cautelari ed effettività della presunzione di non colpevolezza, anche mediante il contrasto della spettacolarizzazione mediatica. Punti programmatici ispirati, tutti, al comune denominatore del garantismo”, afferma Nunzia Paese candidata con Italia Viva e Calenda.

“Su queste premesse, da avvocato ancor prima che da candidata alla Camera dei Deputati in un collegio calabrese e, in particolare, del cosentino, non posso sottrarmi alla responsabilità e al dovere di apportare il mio contributo al dibattito sorto in queste ore in merito all’intervento pubblico del Senatore Morra, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, sul recente provvedimento cautelare adottato dal Gip del Tribunale di Catanzaro”, asserisce.

A tale riguardo, “ferma e incondizionata è la mia adesione ideologica al deliberato della Camera Penale di Cosenza. Un dato deve essere chiaro: imprescindibile è -e resta- la lotta alla criminalità organizzata, che deve costituire il fulcro della futura azione politica e di governo. Rinnovo, pertanto, il plauso all’encomiabile e insostituibile lavoro quotidianamente svolto dai Magistrati in Calabria e in tutte le Procure del territorio nazionale”.

Il vero tema è, però, altro: “la frattura istituzionale che le parole pronunciate dal Senatore Morra -Cosenza è “piena di ‘ndrangheta … una ndrangheta … … che si presenta nelle vesti di un avvocato, di un imprenditore, di un amministratore pubblico”- sono in grado di provocare, minando le fondamenta del nostro ordinamento democratico e costituzionale, lo Stato di diritto.

Sfoghi populisti, suggestioni e (pre)giudizi che si traducono in stereotipi di stampo giustizialista sono i connotati di una dichiarazione pubblica atta ad incrinare quel delicato contemperamento e bilanciamento di obiettivi da perseguire e interessi da tutelare che è alla base della separazione dei poteri, dell’effettività della democrazia, delle garanzie costituzionali che elevano la presunzione di non colpevolezza a principio cardine della nostra civiltà giuridica.

Quale garanzia di difesa, viene da chiedersi oggi, per i soggetti indagati -nelle richiamate vesti di “avvocati”, “imprenditori”, “amministratori pubblici”- in attesa di dimostrare l’estraneità dai fatti loro ascritti dopo esternazioni in grado di interferire con il libero convincimento della Magistratura?

Quali le sorti del corretto esercizio della giurisdizione. Sono questi gli interrogativi ai quali la politica deve dare risposte concrete, senza tralasciare il recupero del senso delle istituzioni”.