I droni da guerra made in Usa sequestrati nel porto di Gioia Tauro e diretti in Russia, come anticipato da Repubblica a luglio, sono droni “difensivi”. Aerei telecomandati da ricognizione. Armi che devono prevenire ed evitare attacchi da parte di forze armate nemiche.
Un caso estremamente delicato per Washington, tant’è che le autorità americane hanno deciso – a partire da oggi – di sbarcare in forze in Calabria a Gioia Tauro. Si tratta di un gruppo composito di inquirenti e investigatori californiani.
Questo pomeriggio, sino a domani, lavoreranno fianco a fianco con il procuratore capo di Palmi Emanuele Crescenti e con la Guardia di Finanza. Del caso è stata informata anche la Farnesina.
Ma cosa hanno scoperto in questi mesi di lavoro i pm italiani? L’Italia, tra maggio e luglio, si è ritrovata al centro di un intrigo internazionale.
A maggio, il Cremlino ha tentato di importare componenti militari “made in Usa” passando dall’Italia attraverso una complessa triangolazione. Ma la partita giocata dai russi non è andata a buon fine.
Il materiale è stato bloccato a maggio dalle fiamme gialle e dall’agenzia delle dogane.
L’intera partita era stata intercettata in Calabria. Diversi container stavano per lasciare le coste italiane. Il porto di Gioia Tauro era lo scalo di partenza. Qui erano arrivati dal Canada. La meta finale, ufficialmente, era il Qatar, dovevano essere utilizzati per i mondiali. Ma non è chiaro se l’Emirato fosse la reale destinazione prima di recapitare tutto il pacchetto nelle mani dei militari russi.



