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Le intercettazioni incastrano la giudice calabrese Castriota

Prima domenica in cella per la giudice 45enne cosentina Giorgia Castriota. La chiarezza delle parole intercettate dalla guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’arresto della magistrato pare siano inequivocabili.

Per gli investigatori si tratterebbe di “un gruppo ben strutturato”. Capitanato dal giudice Castriota e dal suo collaboratore e amante Silvano Ferraro.

Un duo al quale si aggiungono “amici compiacenti disposti a nominare” usufruire dello schema dove Ferraro veniva nominato come amministratore giudiziario “al fine di percepire compensi, se effettivamente legittimi e dovuti per la totalità è da verificare, in procedure capienti nelle quali ‘c’è una marea di sordi’ da spartirsi”.

A partire dai primi sospetti è stato possibile accertare, grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali e analisi documentali e finanziarie, un accordo corruttivo che legava la giudice ai professionisti indagati in virtù di stretti rapporti personali. Ai professionisti venivano conferiti incarichi “al di fuori di qualsiasi criterio oggettivo e soprattutto in contrasto con una specifica norma che stabilisce il divieto di assumere il ruolo di amministratore giudiziario e coadiutore da parte di coloro che, con il magistrato che conferisce l’incarico, hanno un’assidua frequentazione”, intendendosi rapporti di amicizia confidenziali e anche rapporti sentimentali. A fronte degli incarichi concessi, come riportato dalla procura di Perugia, i professionisti “amici” “retrocedevano al magistrato sotto forma di contributo mensile e di altre regalie parte del denaro che la stessa giudice liquidava loro per l’adempimento degli incarichi. Oltre a questo, sono stati documentati regali in gioielli, viaggi e perfino un abbonamento annuale allo stadio Olimpico.

Ma l’indagine non è finita qui. Con gli arresti dello scorso 20 aprile sono scattate perquisizioni anche negli uffici del tribunale di Latina da parte dei magistrati della procura di Perugia e dei militari della Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza. Gli investigatori hanno anche acquisito informazioni da altri testimoni e persone informate sui fatti. L’obiettivo è ora capire se lo schema utilizzato e gestito dalla giudice nell’amministrazione giudiziaria sia stato utilizzato, con gli stessi risultati, anche in altri casi e per altre aziende e società della provincia i cui beni erano finiti sotto sequestro. Si punta anche a verificare il coinvolgimenti di altri indagati oltre ai cinque oggetto di indagine.

Tra le ricompense, scrive  Il Messaggero, anche viaggi a New York insieme al compagno. «La personalità di Castriota è quella di una donna che ha bisogno di soldi, ma non perché il suo stipendio sia oggettivamente basso, percependo oltre 3mila euro mensili, ma perché si ostina a voler vivere al di sopra delle proprie possibilità economiche», scrive nell’ordinanza il collega. Agli atti anche le sue intercettazioni. Che sembrano quelle di una persona malata di shopping compulsivo: «Ti dico la verità, vorrei levarmi le rate della macchina e poi, se mi avanzava qualche soldino, me volevo comprà un Rolex di secondo polso e quindi vorrei fare questa cosa se avanza qualche cosa, magari sui 20mila euro. Mi estinguo la macchina e mi tolgo il pensiero, comunque è un bel pensiero, e poi un regalino mi faccio, che un Rolex mi piacerebbe tanto». Delle procedure i professionisti parlavano in gergo: «Dammi i documenti, me la studio, se c’è ciccia, come si dice a Roma, te l’accetto». E ancora: «C’è una marea di soldi da spartirsi».