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Bambù in Calabria: l’Unical studia come utilizzarlo per dieta, inquinamento e frane

Usi innovativi del bambù: dalla dieta agli smottamenti. Il Dipartimento di Farmacia e Scienze della Salute e della Nutrizione dell’Università della Calabria, riconosciuto come centro d’eccellenza, è impegnato in un progetto che oltre ad ottimizzare la conservazione post raccolta dei germogli di bambù freschi si propone di ottenere da quelli non commercializzabili a fini alimentari e dalle foglie un prodotto antiobesità.

Il tutto con un’azione benefica per l’ecosistema. Una foresta di bambù infatti è in grado di assorbire circa 5 volte l’anidride carbonica di un classico bosco, rilasciando nell’atmosfera circa il 35% in più di ossigeno. Il bambù ha inoltre capacità fitodepurativa che lo rende adatto per il ripristino di aree delicate, come cave o discariche, oltre a sanare aree ipersfruttate dall’uomo.

L’apparato “a rete” delle piante permette di risolvere molti problemi di smottamento e/o dissesto idrogeologico dei pendii. In più le sue proprietà antibatteriche e antimicotiche lo rendono immune dagli attacchi di parassiti e batteri, eliminando per intero l’impiego di prodotti chimici e pesticidi.

Bambù in Calabria, il progetto

Nell’ambito della misura 16 “Sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie nel settore agroalimentare e forestale” del PSR Calabria 2014-2020 l’Università della Calabria insieme all’azienda Agricola Falco di Corigliano, in provincia di Cosenza, sta effettuando un progetto di ricerca industriale e sviluppo sperimentale denominato “Messa in coltura di Phyllostachys edulis, studio di shelf-life su germogli di bambù da impiegare nell’industria food e non food”.

L’idea alla base del progetto avviato nel luglio 2021, che prevede entro il giugno 2023 la piantumazione complessiva di 1200 piante, è che lo sviluppo e il progresso non siano legati soltanto al profitto, ma anche all’etica e alla cura dell’ambiente.

Bambù, 1.500 utilizzi diversi

I germogli di bambù hanno proprietà antiossidanti, antipertensive, anti-iperlipidemiche, antifungine ed antimicrobiche. Il bambù potrebbe rappresentare una novità nell’agricoltura italiana e in particolare calabrese. Coltivato a scopo industriale e commerciale dappertutto, iper-sperimentato e dall’economia consolidata a livello mondiale ha copiosi ed innumerevoli campi di applicazione: oltre 1500 utilizzi diversi.

Un esempio. Le canne, che si raccolgono da novembre a febbraio a partire dalla fine del terzo anno di semina, possono essere utilizzate per la produzione di legno, filati, carta, biomassa per pellet e cippato.

Studio sui bambù all’Università della Calabria

Il team di ricerca guidato dal Responsabile Scientifico Monica Rosa Loizzo, Professore Associato di Scienze e Tecnologie Alimentari e con la partecipazione delle professoresse Rosa Tundis e Antonella Reitano, ha come obiettivo individuare il più idoneo sistema di confezionamento per i germogli di bambù, una pianta originaria delle regioni tropicali e sub-tropicali, scarsamente coltivata sul territorio calabrese ma i cui consumi sono in rapida crescita poiché considerata una prelibatezza per vegani e vegetariani.

Obiettivo della ricerca è anche individuare fitocomplessi ad alto valore aggiunto recuperabili dagli scarti della lavorazione del germoglio (foglie e guaina di rivestimento).

Coltivazione ad impatto ambientale zero

Il progetto pone l’attenzione anche nei confronti del nostro ecosistema, infatti, è possibile stimare che 1 ettaro di bambù gigante in 10 anni di vita sia in grado di fissare oltre 30 tonnellate di anidride carbonica (molto di più rispetto ad altre coltivazioni arboree).

Il bambù è un importante fissatore di anidride carbonica. Questo vuol dire che durante la sua crescita e durante la sua vita fino alla raccolta, cattura una grande quantità di anidride carbonica dall’aria/atmosfera. Un dato positivo visto che si tratta di uno dei gas a effetto serra maggiormente responsabile dei cambiamenti climatici. Una coltivazione ad impatto ambientale zero.

Pertanto, un’azienda agricola come l’azienda di Corigliano che ha attivamente collaborato al progetto è da ritenersi un’impresa “green” per come previsto dal Programma per lo Sviluppo Sostenibile Agenda 2030, sottoscritto nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi membri dell’ONU. I risultati sino ad ora ottenuti sono stati oggetto di comunicazione a Congressi internazionali.