Un’importante scoperta archeologica potrebbe cambiare la storia dei Bronzi di Riace, le due famose statue greche del V secolo a.C. custodite nel Museo Nazionale di Reggio Calabria.
Si tratta di una pupilla in bronzo completa di iride, ritrovata il 4 agosto 2023 dallo scrittore e appassionato di archeologia subacquea Giuseppe Braghò, nelle acque antistanti il centro abitato di Riace, a circa 60 metri dal punto in cui furono recuperate le due statue nel 1972.
La scoperta è stata resa nota ieri mattina in una conferenza stampa presso l’hotel Federica di Riace, alla presenza del sindaco Antonio Trifoli e di altri due archeologi, Antonio Arcudi e Maria Teresa Ripolo. Braghò ha raccontato di aver notato il reperto durante un’immersione, insieme ad altri frammenti di chiodi in bronzo d’epoca imperiale. Ha quindi segnalato il ritrovamento al nucleo speciale dei Carabinieri per i beni archeologici, che ha provveduto al recupero e alla custodia dei reperti.
La pupilla in bronzo, che presenta delle alette di fissaggio, potrebbe appartenere ad una delle due statue dei Bronzi di Riace, o addirittura ad una terza statua mai ritrovata. Questa ipotesi si basa su alcune considerazioni tecniche e stilistiche, che dovranno essere verificate dalle autorità competenti. La Sovrintendenza archeologica della Calabria ha infatti annunciato che nei prossimi giorni effettuerà un sopralluogo sul luogo del ritrovamento, per valutare la possibilità di avviare una nuova campagna di ricerche.
La scoperta di Braghò riapre il dibattito sui Bronzi di Riace, considerati tra i capolavori dell’arte greca antica. Le due statue raffigurano due guerrieri nudi, forse eroi o atleti, realizzati con la tecnica della fusione a cera persa. Le statue presentano un elevato grado di realismo e naturalismo, con particolare cura dei dettagli anatomici e delle espressioni facciali. Le statue sono state datate tra il 460 e il 430 a.C., ma la loro origine e la loro identità sono ancora oggetto di discussione tra gli studiosi.
La scoperta di una pupilla in bronzo potrebbe fornire nuovi elementi per comprendere meglio la storia e la tecnica dei Bronzi di Riace, e per apprezzare ancora di più la loro bellezza e il loro valore artistico.



