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La Vigilia di Natale cosentina: tra sacro e profano nella città dei Bruzi

La Vigilia di Natale è una delle feste più sentite e attese dai cosentini, che la vivono tra riti religiosi, tradizioni popolari e superstizioni. Un mix di sacro e profano che rende unica questa celebrazione nella città dei Bruzi.

Il cenone della Vigilia: 13 portate di pesce e dolci tipici

La cena della Vigilia è un momento di convivialità e di abbondanza, in cui si preparano 13 portate di pesce, in ricordo dei 12 apostoli e di Gesù. Tra i piatti tipici non possono mancare la pasta con le sarde e la mollica, il baccalà in umido, le vongole, le alici e i calamari. Per i più tradizionalisti, ci sono anche i broccoli di rapa, che si mangiano con il pane casereccio.

I dolci sono una parte fondamentale del cenone, e si basano sul fritto e sul miele. I più famosi sono i turdilli, dei bastoncini di pasta fritti e ricoperti di miele, le scalille, delle ciambelle di pasta lievitata, la pitta ‘mpigliata, una torta ripiena di noci, uvetta e cannella, e le chinulille, dei fagottini di pasta ripieni di fichi secchi. A questi si aggiungono i lupini, le castagne, le arance, le mele e il vino cotto.

La Gloria delle 21: una tradizione antica e misteriosa

Una delle peculiarità della Vigilia cosentina è che la Gloria, il suono delle campane che annuncia la nascita di Gesù, avviene alle 21 e non a mezzanotte, come in altre parti d’Italia. Questa tradizione ha origini antiche e misteriose, e si tramanda da secoli.

Una delle leggende più diffuse racconta che nel XVI secolo, un nobile spagnolo si invaghì di una bella cosentina di nome Polidora, che però lo respinse. L’uomo giurò di averla prima della mezzanotte di Natale, e corruppe il vescovo di Cosenza per farla rapire dal suo palazzo. Polidora, disperata, si gettò dalla finestra e morì alle 21 in punto. Da allora, i cosentini anticipano la Gloria alle 21 per protestare contro il tradimento del vescovo e per ricordare la sfortunata fanciulla.

Altre versioni attribuiscono l’origine della Gloria delle 21 al coprifuoco imposto durante la guerra, alla fine di un lungo digiuno nei conventi e monasteri, o alla volontà di un vescovo impaziente di andare a dormire.

La litania dello sfascino: un rito scaramantico per allontanare il malocchio

Dopo il cenone, i cosentini si riuniscono intorno al camino, dove brucia un ceppo di legno che deve durare tutta la notte, per scacciare la sfortuna. Qui si recita la litania dello sfascino, un rito scaramantico per allontanare il malocchio e le influenze negative.

La litania consiste in una serie di domande e risposte tra il capofamiglia e gli altri presenti, in cui si invocano le protezioni di vari santi e si nominano le parti del corpo e gli oggetti che possono essere colpiti dal malocchio. Si dice poi che il malocchio è causato da una persona invidiosa e cattiva, che si deve scoprire e neutralizzare.

La litania si conclude con una preghiera e con il segno della croce, e si spera che il nuovo anno porti salute, fortuna e prosperità.