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Nel carcere di Cosenza cellulari e droga arrivano con i droni

Ciclicamente ritorna ad accendersi la spia rossa di allerta su quello che accade nell’istituto di reclusione della città dei Bruzi. Telefonini e sostanza stupefacente consegnati in carcere attraverso l’utilizzo dei droni. A denunciare l’ennesimo episodio sono i vertici del sindacato autonomo della polizia penitenziaria (Sappe) che riferiscono del ritrovamento di alcuni dispositivi «all’interno della casa circondariale di Cosenza».

Gli ultimi episodi hanno riportato all’attenzione le condizioni in cui versa il carcere della città: alcuni giorni fa, infatti, sono stati ritrovati 6 microtelefoni cellulari e 27 involucri di droga suddivisi in panetti.

A tal proposito, Giovanni Battista Durante, Segretario Generale Aggiunto Sappe denuncia “Lo Stato è arretrato rispetto alla criminalità per quanto riguarda la tecnologia. La polizia penitenziaria sta chiedendo, a supporto della sicurezza e della legalità, di essere muniti di tecnologia per bloccare e sequestrare i droni che provengono dall’esterno. Sappiamo che l’amministrazione ha già pronto un piano di schermatura degli istituti e stanno già iniziando i primi corsi di formazione per conduttori di droni, al fine di poter controllare gli istituti penitenziari ed evitare, quindi, ogni ulteriore tentativo di introdurre oggetti non consentiti. Così si mette finalmente in atto la necessaria attività di prevenzione che potrebbe risultare più efficace di quella repressiva. Chiediamo che al collega – concludono – vada dato il giusto riconoscimento, per la professionalità dimostrata”.