Registriamo l’amarezza di un imprenditore di Cosenza che da anni lotta, invano, contro i mulini a vento: la Regione Calabria. Trascorrono i giorni, i mesi, gli anni e le estenuanti attese diventano sempre più un macigno troppo grosso da poter sopportare.
La terribile ingiustizia che il 60enne sta subendo da parte dell’ente regionale è paradossale. La Regione Calabria, nello specifico l’assessorato regionale ai trasporti, gli deve parecchi soldi, quasi un milione di euro per servizi resi: quei soldi, per il creditore, sono fondamentali per mandare avanti la sua piccola azienda. E se un soggetto (la Regione) non ti paga iniziano i guai seri. La misura è colma. Eppure questo imprenditore calabrese è andato avanti lo stesso, pur con le ferite; è andato avanti perché crede nel valore dell’impresa, crede nel lavoro. E crede nei suoi dipendenti, dei quali conosce le storie personali, le vite, i sogni e le difficoltà. Nei capannoni l’imprenditore è il primo lavoratore e anche l’ultimo, per questo non ha mai mollato e non ha mai considerato il licenziamento di qualche dipendente come via d’uscita.
Non viene pagato dalla Pubblica amministrazione, ma va avanti e non licenzia. Come fa? Fa. Nonostante le banche gli chiudano tutti i rubinetti, impegna i beni personali. Da creditore diventa debitore. Gli anni scorrono e la Regione continua ad infischiarsene e non paga. Si presenta il conto: pignoramento immobiliare. Ed eccoci qui a dover descrivere una triste storia d’amore e di morte di un calabrese. Una amara realtà.



