Mer 17 Lug 2024
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Denise Galatà, morta nel fiume Lao: la Procura chiede due rinvii a giudizio

Era il pomeriggio del 30 maggio 2023 quando l’operatore della Centrale Operativa della Compagnia Carabinieri di Castrovillari, allarmato per la scomparsa di Denise Galatà avvenuta durante un’escursione di rafting sul fiume Lao, avvisava immediatamente tutte le pattuglie a disposizione che convergevano per iniziare le ricerche, protrattesi fino alla notte e che permettevano di recuperare gli studenti dell’Istituto Linguistico Giuseppe Rechichi di Polistena nonché i professori e le guide che avevano accompagnato la scolaresca, aiutandoli a risalire la ripida sponda.

 

Denise però mancava all’appello e dagli accertamenti coordinati nella stessa notte dal Dott. Alessandro D’Alessio, Procuratore Capo della Procura di Castrovillari, svolti dal sostituto di turno della Procura e dai militari dell’Arma, grazie alle testimonianze raccolte dagli stessi amici della ragazza venivano ricostruiti gli ultimi momenti prima che l’adolescente cadesse in acqua senza più risalire.

Il ritrovamento della ragazza

Le operazioni di rintraccio riprese all’alba del 31 maggio dai vari reparti specializzati dell’Arma nonché dal personale del Soccorso Alpino Calabria e Vigili del Fuoco, permettevano di recuperare il corpo esanime della giovane che, come chiarirà l’autopsia, decedeva per annegamento.

L’apertura dell’inchiesta

La conseguente apertura dell’inchiesta, che ha visto il sequestro della struttura di rafting nonché di tutti i gommoni e le attrezzature utilizzate durante l’escursione, si concentrava sulle condizioni metereologiche e sul rispetto delle condotte tenute.
Proprio all’esito della complessa attività di valutazione degli elementi raccolti, la Procura di Castrovillari ha richiesto il rinvio a giudizio per il presidente del consiglio direttivo della società di rafting nonché per l’istruttore che conduceva il gommone sul quale sedeva Denise, entrambi imputati per omicidio colposo e da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza di condanna definitiva passata in giudicato: il primo perché non ottemperava al divieto di introdursi nel fiume Lao previsto dall’apposita ordinanza comunale emessa in attivazione dello stato di allerta meteo, consentendo la discesa che, nel preciso caso, veniva eseguita da accompagnatori non in possesso delle necessarie qualifiche richieste per il grado di difficoltà del corso d’acqua; il riferimento è proprio alla guida poiché, in possesso di una qualifica federale insufficiente per la navigazione del fiume Lao considerato il III° grado di difficoltà con passaggi di IV° grado, componeva l’equipaggiamento del gommone condotto in modo inadeguato rispetto alle contingenti condizioni, consentendo la presenza di sole ragazze che, ancorchè inesperte ed esili, cadevano più volte durante la discesa prima dell’evento fatale per Denise. La stessa guida, tra l’altro, trascurava e sottovalutava le criticità non interrompendo la navigazione ed affrontando il tratto critico del Lao, nel quale la ragazza cadeva nel fiume senza più risalire.

Va sottolineata la complessità dell’ attività ricostruttiva svolta, anche attraverso il contributo di tecnici qualificati, nel rispetto dei tempi previsti per lo svolgimento delle indagini preliminari.

La notizia viene fornita per la rilevanza pubblica assunta dalla vicenda e nel rispetto della presunzione di innocenza dei soggetti destinatari della richiesta di rinvio a giudizio, richiesta che dovrà essere sottoposta, nel pieno contraddittorio tra le parti e, quindi, con la possibilità di fornire, da parte degli imputati, la propria ipotesi ricostruttiva.