La morte di Serafino Congi, un 48enne padre di famiglia, ha scosso la comunità calabrese e acceso i riflettori sull’emergenza sanitaria che da anni affligge la regione. Un decesso evitabile, secondo l’USB, sindacato che ha lanciato un grido d’allarme sulla drammatica situazione.
Serafino è morto in ambulanza, dopo aver atteso per oltre tre ore l’arrivo di un mezzo sanitario adeguato. Un’attesa infinita, durante la quale la sua vita si è lentamente spenta, a causa della mancanza di un medico a bordo e di un sistema sanitario pubblico ormai al collasso.
Un sistema al collasso
La storia di Serafino è solo l’ultimo capitolo di una triste saga che si ripete con troppa frequenza in Calabria. Tagli ai finanziamenti, carenza di personale, strutture fatiscenti e una rete ospedaliera smantellata sono solo alcune delle cause che hanno portato la sanità pubblica regionale sull’orlo del baratro.
“La morte di Serafino è un monito per tutti noi”, dichiara un rappresentante dell’USB. “Non possiamo più accettare che la salute dei cittadini sia messa in gioco da un sistema così inefficiente e disumano”.
La rabbia della comunità
La comunità di San Giovanni in Fiore ha reagito con sdegno e dolore alla tragica notizia. Migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro un sistema che condanna i cittadini a morire senza cure.
“È inaccettabile che nel 2023 si muoia ancora aspettando un’ambulanza”, tuonano i manifestanti. “Chiediamo giustizia per Serafino e vogliamo un sistema sanitario pubblico efficiente e accessibile a tutti”.
Un appello alla politica
L’USB rivolge un appello accorato alla classe politica, regionale e nazionale, affinché si assuma le proprie responsabilità e intervenga con urgenza per rilanciare la sanità pubblica in Calabria.
“Basta proclami e promesse vuote”, continua il rappresentante sindacale. “Abbiamo bisogno di fatti concreti, di investimenti reali e di una riorganizzazione del sistema sanitario che metta al centro le esigenze dei cittadini”.



