L’Unione Europea ha avanzato a Washington una proposta concreta per l’azzeramento delle tariffe doganali sui beni industriali e su altri prodotti a rischio, tra cui gli alcolici europei. In gioco c’erano dazi fino al 200% su prodotti simbolo del made in Italy, vino in testa.
Il dossier, gestito dalla Commissione Ue e dal commissario al Commercio Maros Sefcovic, ha riguardato le misure ritorsive imposte da Donald Trump su acciaio e alluminio (ma anche sull’auto europea). La risposta europea prevede l’esclusione di alcuni prodotti USA come il whisky per salvaguardare eccellenze come il vino italiano.
La Calabria del vino respira: salvi Cirò, Greco, Gaglioppo
Con oltre 90 milioni di euro di esportazioni annuali, il settore agroalimentare calabrese è uno dei pilastri dell’economia regionale. E tra questi, il vino – con marchi come Cirò, Greco di Bianco, Gaglioppo, Magliocco – rappresenta un biglietto da visita identitario per l’intera regione.
Il rischio di dazi americani aveva messo in allarme i produttori locali, che negli ultimi anni hanno investito molto sull’internazionalizzazione, grazie anche ai fondi europei. Salvarsi dai dazi significa non interrompere il trend positivo.
Una rete diplomatica che funziona
Un ruolo chiave lo ha giocato anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che ha negoziato l’esclusione del vino italiano dalla lista dei prodotti colpiti. La premier Giorgia Meloni, in missione negli USA, ha confermato l’impegno a “tutelare le eccellenze italiane”.
Il rischio non è del tutto scongiurato, ma la lista delle contromisure UE entrerà in vigore solo il 15 aprile e sarà rivista il 15 maggio, lasciando margini per ulteriori trattative.
Export e crescita: le imprese calabresi possono guardare avanti
Nel 2023 la produzione vinicola calabrese ha registrato un +18% nelle esportazioni verso il mercato nordamericano. Senza l’accordo, molte aziende sarebbero costrette a sospendere ordini o a ritirarsi dai canali distributivi statunitensi.



