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Pasqua in Calabria: un intreccio di fede, riti antichi e tradizioni popolari

La Pasqua in provincia di Cosenza si rivela un viaggio affascinante nel cuore di tradizioni secolari, dove la solennità della cristianità si fonde con antiche usanze e credenze popolari, creando un’atmosfera di singolare suggestione.

Un mosaico di riti che si tramandano di generazione in generazione, arricchendo il territorio di un fascino unico.

Nei centri albanesi di San Demetrio Corone, Vaccarizzo Albanese, San Cosmo e San Giorgio Albanese, la Pasqua si colora del suggestivo “rito dell’acqua muta”. Poco prima della mezzanotte, un gruppo di fedeli si incammina silenziosamente verso una fontana situata fuori dal paese. Dopo essersi abbeverati in un silenzio carico di attesa, fanno ritorno al borgo intonando con gioia il canto liberatorio del “Cristo è risorto“. A San Demetrio Corone, la notte si illumina con il falò di Pasqua, un rito purificatorio che simboleggia l’incenerimento dei peccati dell’anno trascorso.

A Civita, l’immersione nelle tradizioni arbëreshë è totale con le Vallje, danze coreutiche che vedono uomini e donne, vestiti nei loro splendidi abiti tipici, percorrere le vie del borgo. I loro passi cadenzati sono accompagnati dai viersh, canti epici e d’amore che narrano le gesta gloriose del condottiero Giorgio Castriota Skanderbeg, rievocando in particolare la vittoria che salvò Kruja nel lontano 1467.

Laino Borgo si trasforma in un palcoscenico vivente con la Giudaica, un vero e proprio marcatore identitario che coinvolge l’intera comunità. Ogni due anni, con una meticolosità impressionante, viene rappresentato il processo a Gesù, la sua crocifissione e la sua morte. L’ispirazione di questa sacra rappresentazione è un antico libro del Seicento, rispettato fedelmente in ognuna delle sue diciannove scene, animate da quasi 150 figuranti. Un evento che scandisce la vita del paese per quasi un anno intero, considerando le lunghe fasi preparatorie.

A Cassano allo Ionio, la processione delle Varette affonda le sue radici nel XV secolo, durante la dominazione spagnola. Questo rito religioso, carico di storia e devozione, continua a essere un momento culminante delle celebrazioni pasquali.

In tutta la provincia cosentina, e in particolare nell’Alto Ionio, rivive l’antica usanza del “sepolcro”, un’installazione domestica o parrocchiale ornata con i “lavurell” (chiamati anche “lavuredd” o “ghavurìlli”). Si tratta di vasi di terra in cui vengono seminati grano, ceci o lupini, tenuti al buio per quaranta giorni per favorirne una crescita rapida e filiforme. In alcune case, si usa portare in processione alcuni ciuffi di questa erba germogliata, considerati un auspicio di prosperità e buona fortuna.

Il confine tra fede e credenze popolari si fa labile anche nell’usanza del “conservarsi” nei giorni che precedono la Pasqua. In alcuni paesi del Savuto, il Venerdì Santo è un giorno di totale astensione: vietato pulire la casa o rifare il letto, lavarsi o acconciarsi i capelli, e per gli uomini, radersi la barba. Anche la tavola si fa austera, con un semplice tozzo di pane e un po’ d’acqua come unica concessione, mentre il silenzio e l’assenza di musica dominano l’intera giornata.

Questa sospensione dalle abitudini quotidiane si scioglie con il suono festoso delle campane del Sabato Santo, che richiamano la comunità alla normalità. È in questo momento che il sacerdote inizia la benedizione delle case con l’acqua santa, annunciato dal suono caratteristico della “troccola”, uno strumento di legno e metallo dal suono inconfondibile.

A Trebisacce, la Confraternita del Santissimo Crocefisso svela la croce e si prende cura con venerazione della statua del Cristo Morto. Infine, a Cerchiara di Calabria, un gallo, simbolo di forza e vitalità, viene mostrato alla folla prima che i fedeli portino in processione la statua di San Giovanni Evangelista, in un corteo che chiude le celebrazioni pasquali con un ultimo, vibrante segno di devozione.

La Pasqua in provincia di Cosenza è dunque un’esperienza che va oltre la semplice celebrazione religiosa, offrendo uno spaccato autentico di un territorio ricco di storia, tradizioni e un profondo legame con il passato. Un intreccio di fede e folklore che continua a incantare e a definire l’identità di queste antiche comunità.