Il caldo incalza, l’estate brucia, ma in Calabria a mancare è l’energia. Letteralmente. Negli ultimi giorni, intere aree della regione sono rimaste senza corrente elettrica.
Condizionatori fermi, elettrodomestici inutilizzabili, disagi nelle case e nei reparti ospedalieri. A Vibo Valentia, perfino lo “Jazzolino” è stato colpito dall’ennesimo blackout.
Una situazione sempre più insostenibile che ha spinto i sindacati del settore elettrico – Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil – a scrivere una lettera aperta alla cittadinanza e alle istituzioni, denunciando con durezza le responsabilità delle aziende fornitrici.
“La colpa non è del caldo, ma delle scelte aziendali”
“I blackout non nascono sotto i cavoli“, si legge nella nota con un’ironia che lascia spazio alla rabbia. Le segreterie regionali delle tre sigle puntano il dito contro chi attribuisce i disservizi all’eccezionale ondata di calore, quando – sostengono – le vere cause sono anni di disinvestimenti, personale insufficiente e manutenzione carente.
In diverse zone della Calabria, inclusa la Costa degli Dei e la provincia di Vibo Valentia, si stanno registrando blackout a ripetizione, con conseguenze pesanti anche per le strutture sanitarie, come l’ospedale di Vibo.
Secondo i sindacati, l’aumento dei consumi causato dall’uso dei condizionatori – peraltro suggeriti in passato proprio dalle aziende come soluzione ecologica per ridurre il consumo di gas – non può giustificare guasti e disservizi.
La verità, sostengono, è che le aziende stanno risparmiando su impianti e personale, privilegiando i profitti degli azionisti a scapito della qualità e continuità del servizio.
L’accusa a Enel e al modello di gestione
Nel mirino, in particolare, Enel e la sua controllata e-distribuzione, che detiene la concessione sulla maggior parte del territorio nazionale. “Le principali aree metropolitane del Nord Italia e Roma sono servite da municipalizzate, ma in Calabria ci si affida a chi – denunciano – riduce strutture e organici da anni”. I numeri parlano chiaro: solo nella provincia di Vibo si sono guastate sette linee, lasciando centinaia di utenti senza elettricità, in piena estate e in pieno boom turistico.
Una protesta lunga oltre un anno e mezzo
I sindacati ricordano che da oltre un anno e mezzo è in corso uno sciopero in e-distribuzione, proprio per denunciare la direzione sbagliata delle politiche industriali. Si contesta una gestione incentrata sul contenimento dei costi, sul ricorso ad appalti esterni scarsamente controllati e sul ritardo cronico nella manutenzione.
“Si sceglie di riparare impianti obsoleti, di ridurre il personale tecnico, di tagliare laddove servirebbero potenziamenti – spiegano – e alla fine a pagare sono i cittadini, che restano al buio e senza tutele”.
L’appello finale: “Serve un vero controllo pubblico”
L’appello è ora rivolto alle istituzioni, dal Governo alle Regioni, fino ai sindaci: i sindacati chiedono un intervento deciso per ripristinare una reale funzione di vigilanza pubblica sui concessionari. “I blackout non piovono dal cielo, ma sono responsabilità precise di chi ha trascurato il proprio dovere”, concludono Filctem, Flaei e Uiltec. E rilanciano: “Speriamo che questa volta non cali (nuovamente) il Buio sui Blackout, ma che si faccia Luce sulle vere responsabilità di ognuno”.



