Il movimento “Universitari No Ponte”, un collettivo che riunisce ad oggi 614 tra professori, ricercatori e personale amministrativo provenienti da università italiane, europee ed extraeuropee, ha sferrato un nuovo e significativo attacco al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina.
Il gruppo ha formalmente inviato una “diffida” al Cipess (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile), richiedendo di non procedere all’approvazione dell’opera. La motivazione è perentoria: il progetto sarebbe “privo di legittimità tecnica, ambientale, militare e istituzionale”.
Nella lettera indirizzata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai componenti del Cipess, gli universitari denunciano un “parossistico restyling d’immagine” del Ponte. L’opera, inizialmente presentata come cruciale per il traffico merci e passeggeri, è stata “improvvisamente” trasformata in “essenziale e strategica infrastruttura militare, assertivamente ‘voluta dall’Europa e dalla Nato’”.
Gli “Universitari No Ponte” etichettano questa narrazione come una “bugia strumentale”, basata su “documenti irreperibili e non verificabili”. Tale presunta valenza militare, peraltro, renderebbe il progetto inapprovabile dal Cipess, in quanto richiederebbe un “adeguato e approfondito parere preventivo da parte delle strutture tecniche e gestionali dell’Esercito”, che affronti le esigenze specifiche della mobilità militare e revisioni il progetto secondo tali necessità.
I sei punti chiave: criticità militari, ambientali e istituzionali
La lettera alla premier e la diffida al Cipess articolano sei punti chiave che evidenziano i “rischi” e l’”inganno” legati all’infrastruttura. Indipendentemente dalle criticità già note legate all’incompletezza del progetto e al suo potenziale contrasto con normative comunitarie come la direttiva “Habitat” e la direttiva “Appalti”, la presunta natura militare dell’opera aggiunge un ulteriore, decisivo livello di complessità e illegittimità.
Il movimento “Universitari No Ponte”, nato lo scorso anno e in costante crescita, ribadisce con forza le proprie ragioni per chiedere al Cipess di bloccare il progetto. La mancanza di un parere tecnico-militare approfondito e documentato, la non conformità con le direttive ambientali europee e le lacune istituzionali sollevano seri dubbi sulla fattibilità e l’opportunità di un’opera di tale portata.
Il fronte accademico anti-Ponte si prefigge di portare il dibattito su un piano di rigore scientifico e giuridico, lontano dalle “asserzioni” e più vicino a una verifica concreta della sostenibilità e della legittimità di una delle infrastrutture più controverse del panorama italiano.



