Si terranno domani alle ore 17, nel Duomo di Isola Capo Rizzuto, i funerali di Filippo Verterame, il 22enne ucciso lo scorso 19 agosto a Le Cannella.
La conferma è arrivata ieri, al termine dell’autopsia durata oltre cinque ore. Il feretro giungerà nella sua abitazione domani alle ore 12,30, dove la comunità potrà stringersi attorno alla famiglia sconvolta dal lutto.
Le indagini: cinque fermi convalidati
Parallelamente al dolore, proseguono le indagini della Procura di Crotone per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Ieri sono stati convalidati i fermi di cinque delle sei persone indagate: Francesco Paparo, Antonio Paparo, Giuseppe Paparo, Giuseppe Verterame (zio della vittima), Alessandro Bianco.
Per tutti, l’accusa formulata è di rissa aggravata. Ma la posizione di Giuseppe Paparo è significativamente più grave: secondo le ricostruzioni investigative, sarebbe stato lui a sferrare la coltellata mortale al collo di Filippo, configurando l’ipotesi di omicidio volontario. Nei suoi confronti pendono anche accuse di tentato omicidio e lesioni aggravate ai danni di altri partecipanti alla colluttazione.
Il sesto indagato è il padre della vittima, Carmine Verterame. Intanto, lo zio del ragazzo, Giuseppe Verterame, dopo essere stato dimesso dall’ospedale, è stato trasferito in carcere con l’accusa di rissa aggravata e tentato omicidio nei confronti di Giuseppe Paparo.
La denuncia della madre: “Una tragedia legata all’illegalità”
In questo clima segnato dal dolore e dall’attesa di giustizia, nelle ultime ore sono arrivate le prime parole della madre, Angela Giaquinta, affidate alle telecamere Rai. Non un semplice sfogo, ma una denuncia lucida che intreccia dolore personale, responsabilità e richiesta di verità.
“Filippo è morto per colpa della mia ambizione, del mio voler fare le cose giuste” ha detto con forza. Poi il riferimento diretto: “Le persone che hanno ucciso Filippo in precedenza erano venute a casa mia per dirmi che noi lì non avremmo dovuto attivare il lido“.
Secondo la sua versione, alla base della tragedia vi sarebbe il conflitto legato alla gestione dello spazio pubblico su cui è sorto il lido inclusivo “On The Beach”, una struttura che accoglie disabili e offre lavoro a giovani affetti da autismo. Filippo non avrebbe mai accettato di arretrare: “Lui non avrebbe mollato. Mi diceva sempre: se io me ne vado da qui, me ne devo andare da Isola“.
Le accuse diventano denuncia pubblica: “Lo sa tutto il paese che quello spiazzo è abusivamente della famiglia Paparo. C’è una scritta grande: “parcheggio custodito”. Io voglio vederla rimossa. Quel cancello lo voglio vedere abbattuto. Abbiamo bisogno di legalità“.
“Avrò pace solo quando lo spazio sarà restituito alla collettività”
Angela Giaquinta non nasconde la sua aspettativa verso lo Stato e la giustizia: “Avrò pace quando le istituzioni ridaranno ai ragazzi di Cannella quel pezzo di spiaggia. Solo allora potranno sentirsi liberi di viverla, migliorarla, offrire servizi senza chiedere permesso a nessuno, se non alle autorità competenti”. Un’affermazione che assume i contorni di un testamento morale: “Filippo voleva questo“.
La generosità della famiglia: donati gli organi
Accanto alla rabbia e al dolore, la famiglia ha compiuto un gesto di estrema generosità: la donazione degli organi di Filippo. I medici che hanno seguito il ragazzo hanno confermato che il sacrificio del 22enne ha permesso di salvare sette vite. Un atto che, nelle parole della madre, si intreccia con la richiesta di trasformare una tragedia feroce in un seme di legalità, libertà e riscatto.
Da Le Cannella un segnale di legalità
La tragica morte di Filippo non può rimanere solo una ferita. Deve trasformarsi in un simbolo, in un segnale di svolta per il nostro territorio. Per questo, come La Tazzina della Legalità , riteniamo che il lido balneare al centro della drammatica vicenda non debba essere semplicemente chiuso o dimenticato. Al contrario, dovrebbe rinascere come presidio di legalità e convivenza civile, portando il nome di chi ha perso la vita in quella rissa assurda.
Lo immaginiamo così: “Lido Filippo – Spiaggia della Legalità”. Un luogo dove il mare diventa sinonimo di rispetto, sicurezza e comunità. Un luogo che ricordi ogni giorno a chi lo vive che la violenza non appartiene alla nostra terra, ma la bellezza, il rispetto e la giustizia sì. Trasformare quel lido nel Lido della Legalità dedicato a Filippo significherebbe lanciare un messaggio forte: La memoria non si cancella, si custodisce. Le vittime innocenti non vanno dimenticate, ma onorate. La Calabria può cambiare, partendo dai gesti concreti. Noi ci crediamo. E tu?”



