Mentre il sapore dell’estate comincia a farsi più tenue, l’aria si riempie del fermento tipico del rientro a scuola. Meno di tre settimane ci separano dal suono della prima campanella, che darà il via a un anno scolastico denso di cambiamenti. Per gli studenti calabresi, l’attesa è un po’ più lunga: la prima lezione è fissata per il 16 settembre, rendendo la Calabria, insieme alla Puglia, una delle ultime regioni a tornare in classe. Una ripartenza graduale, che si inserisce in un quadro nazionale di riforme annunciate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.
La geografia scolastica italiana, come ogni anno, si presenta a macchia di leopardo: si comincia l’8 settembre in provincia di Bolzano, per poi procedere con rientri scaglionati che toccheranno diverse regioni. Nonostante questa autonomia, il Ministero ha introdotto un pacchetto di interventi che segna una svolta comune per tutti gli studenti italiani, toccando aspetti cruciali come la disciplina, i programmi e gli esami.
Una delle novità più dibattute è il divieto di utilizzo del cellulare anche per gli studenti delle scuole superiori, dopo che era già stato introdotto alle medie. Niente più smartphone sui banchi, nemmeno per scopi didattici. Una decisione che divide: da una parte, c’è chi ne sottolinea l’importanza per favorire la concentrazione in classe, dall’altra, chi ritiene che il cellulare sia ormai una parte integrante della vita quotidiana dei ragazzi. Le nuove norme prevedono che i dispositivi restino spenti e custoditi per tutta la durata dell’orario scolastico.
Grandi cambiamenti sono in arrivo anche sul fronte della condotta. Il voto in comportamento torna a pesare: chi otterrà un sei dovrà affrontare un recupero speciale, con un elaborato di Educazione Civica da presentare a settembre. Le sospensioni più lunghe, che superano i due giorni, verranno convertite in attività di “cittadinanza solidale” come il volontariato, trasformando la punizione in un’esperienza formativa con l’obiettivo di responsabilizzare gli studenti. Il voto finale terrà conto di tutte le note e ammonizioni accumulate nel corso dell’anno.
Anche la Maturità, l’esame di Stato di fine ciclo, subirà delle importanti revisioni. Dopo le polemiche sulla preparazione degli studenti, il Ministero ha annunciato correttivi significativi. Il nome tornerà a essere ufficialmente “Maturità” e l’esame orale sarà meno nozionistico, privilegiando il dialogo e le capacità argomentative. I punteggi saranno rivisti per dare più peso al percorso triennale dello studente, compresi i PCTO e l’Educazione Civica. Per i più meticolosi, c’è già una certezza: la prima prova scritta del 2026 non si svolgerà di mercoledì, ma di giovedì 18 giugno, rompendo una tradizione trentennale.
Non solo studenti, ma anche la credibilità del sistema è al centro delle riforme. Dopo anni di critiche, si interviene sulle scuole paritarie, i cosiddetti “diplomifici”, per restituire valore ai titoli di studio. Non sarà più possibile recuperare più di due anni in un solo esame e le classi “a piramide rovesciata” verranno eliminate. L’obiettivo è chiaro: garantire serietà e trasparenza attraverso l’obbligo del registro elettronico e della pagella digitale. Anche per i docenti ci sono novità, con un allentamento delle regole per i concorsi Pnrr per velocizzare l’immissione in ruolo e dare respiro a un settore spesso precario.
Le vere rivoluzioni, però, sono ancora da venire. A partire dall’anno scolastico 2026/2027 sono previste le nuove Indicazioni Nazionali, che potrebbero includere l’introduzione facoltativa del latino alle medie, un nuovo approccio alla storia e il rafforzamento di materie come l’informatica e l’intelligenza artificiale. L’educazione civica e la sostenibilità, infine, faranno il loro ingresso anche nella scuola dell’infanzia, a conferma di un impegno sempre più forte per formare cittadini consapevoli.



