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La Calabria verso il voto, fronda nel M5S a Lamezia Terme: la base si ribella alle scelte dei vertici calabresi

Un gruppo di iscritti al Movimento 5 Stelle di Lamezia Terme ha rotto il silenzio, sollevando un’accesa polemica contro le scelte della leadership regionale.

Attraverso un comunicato, gli attivisti accusano i vertici di aver tradito il promesso radicamento territoriale, favorendo logiche di potere e candidature che non rappresentano la base.

L’accusa di tradimento

Il comunicato esprime profonda delusione per la gestione dei gruppi territoriali, che avrebbero dovuto “veicolare i principi e le attività del Movimento, non a garantire posizioni di potere”. Secondo gli attivisti, il gruppo di Catanzaro città è stato tenuto in “standby”, ostacolato dai coordinamenti provinciali per evitare la concorrenza a “candidature personali (certamente fallimentari)”.

Viene citato esplicitamente il coordinatore dell’Istmo, Luigi Stranieri, da Girifalco, definito “già pluricandidato con esiti fallimentari”.

Candidature “tappabuchi” e alleanze inattese

La protesta si concentra su due candidature in particolare. La prima riguarda la mancata ricandidatura del consigliere comunale Danilo Sergi, descritto come “laborioso e stimato”. Al suo posto, sarebbe “magicamente spuntata” la candidatura di una “giornalista gradita al sindaco Fiorita”, una scelta che il gruppo definisce un “delitto a 5 stelle perfetto”, pensata per non ostacolare altri fedelissimi del sindaco in liste diverse.

La seconda accusa, ancora più grave, riguarda la candidata di Lamezia, Daniela Iannazzo, il cui marito, secondo il comunicato, sarebbe un “esponente lametino di primo piano di Fratelli d’Italia”, vicino al meloniano Gino Vescio. Gli attivisti ricordano come nel 2021, mentre loro si “sfiancavano” per eleggere i primi consiglieri regionali al fianco di Amalia Bruni, gli esponenti citati sostenevano Roberto Occhiuto.

La protesta e il voto contrario

Il gruppo conclude il comunicato annunciando un voto contrario sulla piattaforma del Movimento. “Non ci rappresenta questo modo di fare, non ci rappresentano queste candidature ‘tappabuchi’ e servili”, si legge nel testo. Gli attivisti sono convinti che “in pochissimi voteranno l’ex meloniana Iannazzo” e chiedono che “qualcuno ne dovrà rendere politicamente conto”.

La crisi interna, con “pressioni e insulti che volano in queste ore nel gruppo territoriale”, sembra ormai conclamata, minacciando di azzerare la presenza del M5S sul territorio.