Di Pierfrancesco Greco
Il Festival delle Serre, entrato nel vivo, si avvia alla conclusione … Ma ancora c’è tempo e un’altra notte da Festival aspetta d’essere vissuta … Ieri è stata una serata intensa … Io l’ho passata a Teatro …
Il Teatro Saccoman, ricavato in uno dei punti più iconici e suggestivi del borgo storico di Cerisano, è ancora praticamente deserto quando giungo al varco d’ingresso di via San Lorenzo. Le hostess e gli steward, come sempre gentilissimi, mi invitano a prendere posto nella platea che, dolcemente, declina verso il palcoscenico, ove si distinguono due sgabbelloni, due leggii, due aste con i microfoni e una chitarra acustica, sistemata nel suo supporto. Il cielo brilla di stelle ma la serata è fresca, occasionalmente toccata da qualche lieve folata di vento che fa ondeggiare i tendaggi scuri pendenti dalle americane della ribalta, su cui sono montati i fari che tra poco illumineranno lo spettacolo di Paola Turci e Gino Castaldo, la cantautrice e il giornalista, la grande musicista e il celebre critico musicale, che a breve racconteranno “La rivoluzione delle donne”, un dialogo tra parole e canzoni dedicato a “Le voci femminili che hanno segnato la storia”. La storia è quella della musica italiana, nel cui superbo libro le donne baciate dalla virtù dell’arte musicale e canora hanno scritto, e scrivono tuttora, capitoli di eccelsa levatura stilistica, creativa e interpretativa: magnifiche narratrici di poesia e incanto, in grado di sovrastare vette altissime, conquistate dopo aver superato gli ostacoli subculturali di stampo “maschile, per non dire maschilista”, come evidenzia Castaldo all’inizio dello spettacolo, che hanno a lungo condizionato, in maniera esiziale, l’evoluzione e il pieno spiegamento della dimensione femminile, anche nel mondo della musica. Lo show, dunque, ha preso avvio: la platea ora è stracolma e la luna fa capolino dai tetti su cui spicca il campanile della Chiesa Madre di San Lorenzo Martire. “Voi state assistendo al nostro spettacolo, ma noi, alle vostre spalle, possiamo assistere allo spettacolo di questa luna”, dice un ispirato Gino Castaldo; una luna levatrice di sogni e moti emotivi, che fanno un sobbalzo appena Paola
si avvicina al microfono, chitarra alla mano: il suono delle corde è potente, solido, senza sbavature … La voce è quella inconfondibile di quest’artista poliedrica, capace, come altre sue colleghe, di parlare e cantare i sentimenti in modo diretto, con quella risolutezza che le figure di tale sorta riescono a mettere in scena, è il caso di scriverlo, anche nella vita di ogni giorno, affrontando, senza tante perifrasi, le difficoltà e vivendo col giusto equilibrio il successo. Già, il successo, anzi i successi, quelli che si susseguono durante la serata: Castaldo, da abile affabulatore qual è, sulla scorta di una conoscenza storica e di una competenza, nell’ambito musicale, sconfinata, parla dell’artista su cui ci si concentra di volta in volta, mentre sullo schermo passano stralci di esibizioni d’epoca della stessa. Una piccola pausa e Castaldo riprende a parlare: ora la sua esposizione è una sorta di intervista, alle cui domande Paola Turci risponde con la sua chitarra e la sua voce, riproponendo un brano per ogni artista, un brano che lei ritiene particolarmente significativo e di cui offre, col solo accompagnamento della chitarra, la personalissima interpretazione. Questo il canovaccio di quest’esibizione, che, come già scritto, è un pò intervista, un pò concerto, certamente un sincero omaggio alla grazia femminile che ha contrassegnato la musica nostrana; un omaggio in forma di excursus, che parte da Mina e arriva fino a Loredana Bertè, passando per Ornella Vanoni, Milva, Giuni Russo, Alice, Patty Pravo, Caterina Caselli, nuovamente Mina, Claudia Mori, Mia Martini e Gabriella Ferri. Le canzoni sono uno strumento volto a esporre le parabole esistenziali e artistiche di queste donne, con le loro peculiarità, i loro punti di forza, le loro fragilità. Vicende e canzoni che parlano di libertà, dolore, amore, anche rivoluzione, in linea con l’indirizzo dello spettacolo. Vicende e canzoni, ove forte è la traccia di uomini che, da autori, hanno amato le donne, in particolare la loro capacità di tradurre, con il loro talento e la loro essenza, i pensieri e le sensazioni vergate sul foglio immacolato e sul pentagramma: è il caso di Franco Battiato, il quale con la sua “Alexanderplatz” – una canzone che tratteggia in musica, dalla prospettiva di una donna, la quotidianità di Berlino Est e della Germania Orientale all’epoca del Muro -, interpretata da Milva, ha fatto letteralmente la storia … Ecco “Un’estate al mare”, portata al successo da Giuni Russo, con cui Battiato ha parlato, in modo apparentemente leggero, del desiderio di riscatto di una prostituta, e “Per Elisa”, brano che riprende il tema melodico del componimento di Beethoven – ma non il suo significato -, con cui Alice partecipò e trionfò al Festival di Sanremo del 1981, e ove il maestro siciliano si è soffermato su tematiche quali il rancore, la gelosia, anche l’invidia nell’ambito femminile, con una donna che stigmatizza il rapporto di dipendenza che lega una persona a un’altra donna, Elisa, appunto – un significato che, negli anni, ha dato forza a un’interpretazione del testo secondo cui la canzone rappresenterebbe la metafora del dramma connesso alla tossicodipendenza -. Un caso, quello di Battiato, per nulla isolato: basti pensare a Ivano Fossati, che con la sua “E non finisce mica il cielo”, portata a Sanremo nel 1982 da Mia Martini, vincitrice del premio della critica, descrive di una donna che vuole andare avanti, oltre i pregiudizi e le cattiverie con cui gli uomini possono colpire le donne e che, nella vita reale, all’artista calabrese provocarono ferite profonde, precipitandola in una prostrazione da cui la aiutò a uscire Bruno Lauzi, con la sua “Almeno tu nell’universo” – scritta insieme con Maurizio Fabrizio -, un capolavoro che parla della capacità infinita con cui una donna è capace di amare, in maniera universale. Una perla che al Festival del 1989 portò Mimì a vincere un altro premio della critica e a riemergere dell’isolamento in cui si era ritirata; le ferite erano, però, troppo profonde e la morte prematura, sopraggiunta sei anni dopo quel Festival, fu, probabilmente, conseguenza di esse. Storie anche di tormenti, quindi, quelle ripercorse ieri sera, tra cui quella di Gabriella Ferri, ma anche di donne che hanno saputo dare nuova forma al loro successo, come Caterina Caselli, che dalle sue canzoni, venate di anticonformismo, è passata a diventare un’autorevolissima discografica, “l’unica vera discografica italiana”, evidenzia Castaldo. E, poi, ecco storie in cui i tradizionali rapporti di forza tra uomo e donna sono stati messi in discussione, se non proprio sbeffeggiati: basti pensare al famoso duetto tra Mina e Alberto Lupo in “Parole parole” interpretata da Paola Turci, con Castaldo a fare le veci di Lupo, o alla telefonata di Claudia Mori in “Buonasera dottore”. Insomma, una serata in cui musica, riflessione e impegno civile hanno interagito, facendo divertire e pensare, commuovere e ricordare. La conclusione non poteva che avere come punto esclamativo una creazione della protagonista dello spettacolo, Paola Turci, la quale, a cappella, facendo anche a meno della sua chitarra, ha salutato nella maniera a lei più consona, con la passione che la connota, il pubblico, che, poco dopo, con nel cuore ancora la musica e le parole di donne che sanno cos’è l’amore, ha lasciato il teatro, per vivere un’altra notte da Festival.



