La campagna elettorale in Calabria si infiamma con le dichiarazioni del presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che, in un’intervista esclusiva a “La Verità“, non risparmia critiche al suo principale avversario, il candidato pentastellato Pasquale Tridico.
L’attacco di Occhiuto si concentra sulla presunta distanza del suo sfidante dalla realtà locale, ribadendo la sua fiducia in una vittoria con un consenso ancora più ampio rispetto al mandato precedente.
Le Province e le proposte: “Basta la sua risposta”
Il primo affondo di Occhiuto riguarda un errore geografico di Tridico che avrebbe ridotto le province calabresi da cinque a tre. “Non parlo del mio avversario. Bastano le sue risposte”, ha affermato Occhiuto, “Dimostrano, nel modo più efficace possibile, quanto sia distante da questa regione“. Occhiuto ha poi messo in discussione la proposta di Tridico sul “reddito di dignità”, definendo i tirocini retribuiti un’idea che “non crea lavoro, ma precariato”.
Il presidente ha sollevato dubbi sulle coperture finanziarie, spiegando che la proposta non sarebbe sostenibile senza risorse adeguate, dato che i fondi europei sono già destinati a politiche attive del lavoro e non all’assistenzialismo.
Tra alleanze e riconoscimenti: “Un complimento”
Il presidente ha espresso forte scetticismo riguardo alla coalizione di centro-sinistra che sostiene Tridico, composta da ben dodici sigle. “Ogni decisione comporterebbe liturgie da Prima repubblica”, ha dichiarato, sottolineando la complessità che nascerebbe dal tentativo di conciliare le diverse posizioni. Riguardo alla presenza della filosofa Donatella Di Cesare tra le file di AVS, Occhiuto l’ha liquidata come “gente senza radicamento sul territorio”, ricordando che l’elezione riguarda la guida della Regione e non le politiche nazionali.
Interrogato sui sondaggi che lo danno in forte vantaggio, Occhiuto ha manifestato cautela, pur dicendosi convinto di superare i risultati della precedente tornata elettorale.
“Penso di vincere con numeri sensibilmente superiori rispetto alla volta precedente”, ha affermato. Ha accolto inoltre con favore il paragone fatto da Matteo Renzi che lo ha definito “la Meloni calabrese“, considerandolo un “complimento”.
Il bilancio di un governo rigoroso
L’intervista ha offerto a Occhiuto l’occasione per fare un bilancio dei suoi quattro anni di governo. Ha evidenziato il rigore della sua gestione, citando l’esempio della sanità, dove ha coinvolto dirigenti anche di area di sinistra. “Non importa di che colore sia il gatto, l’importante è che prenda i topi”, ha chiosato, richiamando una famosa massima di Confucio.
Il presidente ha rivendicato i risultati ottenuti: le riforme del sistema dei rifiuti, quello idrico e dei consorzi di bonifica, il rilancio del turismo con il record storico di passeggeri negli aeroporti e l’ottenimento di 3,8 miliardi di euro per la SS 106 Jonica, nota come la “strada della morte“. Di fronte all’accusa di eccessivo ottimismo, ha risposto con fermezza: “E cosa dovrei fare, scusi?”.
La scelta di Pier Silvio
In un intervista rilasciata a “Il Foglio”, inoltre, Occhiuto ha anche evidenziato: “Se Pier Sivlio Berlusconi decidesse di scendere in campo, sarebbe una scelta molto importante. Nel nostro simbolo c’è ancora il nome di Berlusconi. Ha avuto il merito far sopravvivere il partito quando si riteneva che non avesse più futuro. Credo che tutti, a partire dalla famiglia del Cavaliere, gli siano riconoscenti. Suppongo che sia anche l’idea di Tajani.
Alle ultime riunioni, s’è discusso di un manifesto per adeguarci ai tempi. Berlusconi, del resto, è stato il più autentico liberale in circolazione. Su molte questioni i giovani guardano al centro sinistra solo perché ritengono, sbagliando, che noi non siamo aperti a certi temi. Dobbiamo adeguarci”.



