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Pensioni anticipate, soglie sempre più alte: nel 2030 serviranno 1.811 euro. Cgil: “Così è un miraggio”

La pensione anticipata rischia di diventare un miraggio per la maggioranza degli italiani.

Secondo uno studio della Cgil, nel 2030 la soglia necessaria per uscire dal lavoro prima della vecchiaia salirà a 1.811 euro lordi (pari a 3,2 volte l’assegno sociale), contro i 1.616 euro richiesti oggi.

Rispetto al 2022, si tratta di un aumento di oltre 500 euro, frutto delle scelte dell’attuale Governo e degli effetti dell’inflazione. Per centrare l’obiettivo servirebbe un montante contributivo aggiuntivo da oltre 128 mila euro, che corrisponde a quasi 390 mila euro di retribuzioni.

Le deroghe per le madri non bastano

Una parziale eccezione riguarda le madri lavoratrici. La Legge di Bilancio 2024 ha introdotto soglie più basse: 1.585 euro nel 2030 per chi ha un figlio e 1.472 per chi ne ha almeno due. Ma, avverte la Cgil, anche queste misure non risolvono il problema: «Percorsi professionali frammentati e stipendi più bassi rendono impossibile rientrare nei parametri».

Il nodo del Tfr e le critiche della Cgil

Il Governo punta sull’utilizzo del Tfr per rafforzare il montante contributivo. Una scelta che però la Cgil boccia senza appello: “Il TFR è salario differito – spiega la segretaria Lara Ghiglione – intaccarlo significa erodere diritti certi senza risolvere nulla”. Secondo il sindacato, la vera questione è la precarietà: “Fissare soglie così alte rende impossibile l’uscita a 64 anni. Con stipendi medi o bassi non si arriva nemmeno dopo 40 anni di contributi”.

Le simulazioni: chi lavora una vita resta sotto soglia

Lo conferma Enzo Cigna, responsabile politiche previdenziali Cgil: “Con 20 mila euro annui, dopo 40 anni si arriva a 1.263 euro di pensione; con la retribuzione media del settore privato (23.700 euro) si arriva a 1.496. Troppo poco rispetto ai 1.811 richiesti nel 2030”.

Durigon rilancia il silenzio-assenso

Nel frattempo, il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon torna a proporre il semestre di silenzio assenso per la previdenza integrativa, con adesione automatica per i neoassunti salvo recesso entro sei mesi. La Uil apre al confronto, ma chiede un dibattito più ampio sulla previdenza e sul ruolo dei fondi negoziali.