In una provincia dove il diritto allo studio per i più vulnerabili è in bilico, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) lancia un forte allarme.
A Catanzaro, la mancanza del servizio di trasporto scolastico per gli studenti con disabilità sta creando una profonda disuguaglianza, violando non solo principi costituzionali, ma anche obblighi internazionali.
Un diritto negato: le basi legali della protesta
Il CNDDU sottolinea come questa inadempienza, che si protrae oltre l’inizio dell’anno scolastico, costituisca una grave violazione dell’Articolo 34 della Costituzione, che sancisce il diritto all’istruzione per tutti. Inoltre, è in netto contrasto con l’Articolo 3, comma 2, che promuove l’uguaglianza sostanziale, rimuovendo gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.
La situazione attuale non è solo un problema burocratico; è una discriminazione indiretta che pesa sulle famiglie degli studenti con disabilità, costringendole a sostenere oneri imprevisti o, peggio, a rinunciare alla frequenza scolastica dei propri figli. A supporto della loro denuncia, il CNDDU cita la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009, che obbliga il Paese a garantire l’accessibilità e le pari opportunità educative.
Richieste concrete e monito per il futuro
Per risolvere l’emergenza, il CNDDU sollecita l’attivazione immediata del servizio di trasporto. Ma il loro appello va oltre l’urgenza attuale, proponendo l’istituzione di un tavolo tecnico permanente. Questo forum, che coinvolgerebbe Provincia, Comuni, dirigenti scolastici e associazioni, avrebbe lo scopo di garantire continuità e certezza nella gestione di un diritto fondamentale per le categorie più fragili.
Il coordinamento ricorda che la scuola è un baluardo di inclusione, dove lo Stato esercita la sua funzione di promotore della dignità umana. La mancanza di efficienza e buon andamento della Pubblica Amministrazione, come richiesto dall’Articolo 97 della Costituzione, si traduce in un danno esistenziale e formativo per gli studenti, un danno che la giurisprudenza ha più volte riconosciuto come tutelabile in sede legale. Le famiglie interessate hanno quindi il diritto di ricorrere in giudizio per ottenere il servizio.
L’inclusione, ribadisce il CNDDU, non ammette proroghe. È un obbligo giuridico e morale che interpella l’intera comunità. Il rispetto dei diritti non deve dipendere da contenziosi, ma da un impegno coerente e puntuale delle istituzioni.



