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La denuncia di Alecci(PD): «Calabria straordinaria a moltiplicare le poltrone, spuntano i collaboratori dei sottosegretari»

In Calabria si registra una crescente attenzione politica attorno alla struttura organizzativa della Regione, con particolare riferimento alla recente istituzione dei sottosegretari e delle relative figure di supporto. La possibilità per questi ultimi di avvalersi a loro volta di due collaboratori ha sollevato dubbi sulla gestione delle risorse e sulla reale necessità di tali ruoli all’interno dell’amministrazione.

Questa dinamica, definita dai critici come una moltiplicazione ingiustificata delle posizioni di rilievo, vede l’introduzione di figure esterne ed interne destinate a supportare soggetti che già operano come collaboratori diretti della Presidenza della Giunta.

Le funzioni e i costi delle nuove figure

L’analisi dei costi legati a queste nomine evidenzia cifre significative. I sottosegretari, figure non elette e prive di responsabilità formali o potere di firma legislativa, possono percepire compensi fino a circa 175.000 euro all’anno. A questi si aggiungono ora i costi per i loro assistenti: un collaboratore interno, con un’indennità aggiuntiva di circa 1.000 euro al mese, e uno esterno con un compenso oscillante tra 2.500 e 3.000 euro mensili.

Le perplessità maggiori riguardano l’assenza di poteri operativi per i sottosegretari, i quali non possono presentare proposte di legge, interrogazioni o mozioni. La mancanza di una chiara funzione legislativa rende, per l’opposizione, ancora più difficile giustificare l’assunzione di ulteriore personale dedicato al loro supporto.

La posizione delle opposizioni

La minoranza in Consiglio Regionale ha espresso una ferma condanna nei confronti di quella che viene descritta come una gestione poco oculata della cosa pubblica. Il consigliere Ernesto Alecci ha sottolineato il paradosso di una regione segnata dall’emigrazione giovanile che, contemporaneamente, amplia i ranghi della burocrazia non elettiva.

“I collaboratori del collaboratore potrebbe sembrare il titolo ironico di una commedia all’italiana, e invece qui in Calabria diventa triste realtà”, ha dichiarato Alecci, ribadendo la volontà di promuovere una proposta di legge per interrompere quello che è stato definito uno scempio amministrativo, auspicando un coinvolgimento diretto della cittadinanza nella contestazione di tali provvedimenti.