La comunità “Unical per la Palestina” lancia un grido d’allarme e di protesta a seguito del sequestro della Freedom Flotilla, avvenuto a pochi giorni di distanza da quello della Global Sumud Flotilla.
Questi episodi, verificatisi nonostante la recente e fragile tregua annunciata nella Striscia di Gaza, sono stati definiti dalla comunità come “un fatto gravissimo”.
Al centro della preoccupazione c’è la sorte del cittadino italiano Vincenzo Fullone, che risulta detenuto illegalmente nelle prigioni israeliane. Le informazioni sulle sue condizioni sono “scarse”, alimentando l’apprensione.
Dalle piazze un’unica richiesta: la liberazione
Il comunicato di “Unical per la Palestina” non lascia spazio a silenzi e chiama alla mobilitazione generale: “Non possiamo restare in silenzio,” si legge, invitando tutti a “scendere in piazza per gridare la nostra rabbia e la nostra solidarietà”.
La richiesta di rilascio è duplice e urgente: “Dalle carceri israeliane devono uscire tutti”. La comunità chiede la liberazione di Vincenzo Fullone e, in parallelo, degli oltre 10.000 palestinesi — tra uomini, donne e minori — detenuti, spesso senza accuse formali e in condizioni definite “disumane”.
L’appello al Governo Meloni e alle istituzioni
L’organizzazione alza il tiro e si rivolge direttamente al Governo Meloni, esigendo “un’azione immediata e concreta per la liberazione di Vincenzo e di tutti i prigionieri politici palestinesi”.
Il comunicato supporta e rilancia con forza l’appello della sindaca Maria Teresa Aiello, sottolineando l’urgenza di un intervento istituzionale: “le istituzioni devono muoversi, ADESSO!”.
Il messaggio conclusivo è un chiaro monito contro ogni forma di acquiescenza: “Basta complicità con il genocidio”. La battaglia per la giustizia si riassume in un doppio slogan: “Libertà per Vincenzo, libertà per la Palestina”.
L’appello si chiude con l’invito a non dimenticare l’umanità in un contesto di conflitto e ingiustizia: “Restiamo umani.”



