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“Oltre i confini della Poesia”: l’intensa ricerca dell’amore in Francesco Scarcella

A cura di Antonia Flavio

Questa settimana, per la nostra rubrica “Oltre i confini della Poesia”, abbiamo il piacere di presentare Francesco Scarcella con la sua intensa poesia “Ti verrò a cercare”.

Francesco Scarcella, nato a Torino da genitori calabresi, è laureato in Economia Aziendale all’Università della Calabria. Autore poliedrico, scrive romanzi, canzoni, testi teatrali e opere rock. Ha firmato diversi brani per i VillaZuk, partecipato a concorsi nazionali e collaborato con artisti calabresi.

Il suo primo romanzo, Il Morso della Taranta (BookSprint Edizioni, 2014), ha ottenuto un ottimo riscontro di pubblico e critica. Nel 2019 ha pubblicato 3653 giorni prima di rivederti (Ilfilorosso). Ha all’attivo otto romanzi e continua a esprimersi attraverso video ironici, recitazione, progetti editoriali e testi su commissione.

Vive a Casali del Manco e lavora a Rende nel settore della finanza agevolata.

La poesia “Ti verrò a cercare” è un intenso inno all’amore e alla promessa di un legame che resiste a ogni avversità. Attraverso immagini potenti come il sole che tramonta, il vento che polverizza il nome e il mondo in fiamme, il testo esprime una determinazione incrollabile nel cercare la persona amata, anche quando tutto sembra perduto o distrutto.

L’uso di metafore forti,  come la farfalla che non sa se il cielo sia fatto di fumo o pianto, oppure l’aurora boreale che diventa una luce nella casa d’avorio  crea un contrasto tra la distruzione circostante e la tenerezza del sentimento, sottolineando la speranza e la forza del legame emotivo.

Il ritmo incessante, quasi marziale, accompagna il lettore in un cammino verso l’amata che è anche un viaggio interiore di resistenza e fede. La poesia parla di amore eterno, oltre il tempo e la morte, un amore che dà senso anche all’oscurità più profonda.In sintesi, è una lirica evocativa, toccante e universale, che celebra la fedeltà del cuore contro ogni avversità.

Ti verrò a cercare

Se finissi i miei sogni,

se riattaccassi ogni brandello della mia pelle,

se vedessi da dentro il vetro di una bottiglia

il sole che muore oltre l’ultimo orizzonte,

ancora ti cercherei.

Anche se il vento avesse polverizzato il mio nome,

anche se le città non fossero che rovine e cenere,

ancora ti cercherei,

come una farfalla che non sa

se il cielo è altro che fumo e pianto.

Anche se il mondo intorno

fosse un rogo,

le strade urtassero contro il silenzio

ed ogni passo fosse un colpo di fucile nella mente,

io continuerei a camminare

per arrivare a te.

Continua a parlarmi, anche se sarai lontana,

anche se fossi sicuro che la tua voce

non mi potesse arrivare,

perché in questo abisso di ferro e fuoco

la tua parola è l’unico bagliore

che resiste al buio.

Sarà lontano, ancora forse troppo lontano,

ma il tuo sorriso continuerebbe ad avvolgermi

come un vento d’aprile che sfiora la pelle.

E io sarò ancora in cammino,

perché è questo il nostro segreto,

che la morte non può spezzare,

che il tempo non può consumare.

Ti verrò a trovare,

anche se il mondo brucia,

perché il mio cuore

continuerebbe a battere per te nell’oscurità.

E se tu mi dicessi che non esiste più salvezza,

che la speranza è un’eco che non ha più forza,

io ti risponderei: “Ti verrò a cercare”.

L’aurora boreale sarà una tenda di luce

nella tua casa d’avorio.

Partecipa anche tu alla rubrica “Oltre i confini della Poesia”!

Invia la tua poesia, una breve biografia (max 15 righe) e una foto personale a:

 antoniaflavio77@gmail.com