Il recente pronunciamento della Corte dei conti sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina riaccende i riflettori sulle criticità di un’opera che, secondo il movimento NO Ponte Calabria, rappresenta un mero business per pochi e non un’opportunità di sviluppo o progresso per Calabria e Sicilia.
I rilievi della corte: un segnale inequivocabile
I rilievi mossi dall’organo di controllo contabile sono chiari e mettono in discussione diversi aspetti fondamentali del progetto, confermando, di fatto, le ragioni della mobilitazione popolare. Tra le principali perplessità emerse si annoverano:
- Dubbi sulle coperture economiche e sulle stime di traffico.
- Questioni sul rispetto delle norme ambientali e antisismiche.
- Rilievi sulla stessa competenza del Cipess (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile).
Nonostante la netta presa di posizione, la risposta del governo è stata liquidata come la “solita risposta scomposta”, affermando di aver “risposto a tutto”. Tuttavia, come sottolinea il comunicato, l’essenziale è fornire risposte che siano corrette, trasparenti e rispettose della legge e del territorio.
Un rubinetto aperto per quarant’anni
La battaglia contro il Ponte non è nuova. Il comunicato evidenzia che in quaranta anni di annunci, promesse di posti di lavoro e date certe per inizio e fine lavori, l’obiettivo reale non è mai stato la costruzione dell’infrastruttura. Al contrario, l’intento sarebbe stato quello di “tenere aperto all’infinito il rubinetto delle risorse pubbliche“.
Queste risorse, sottratte a settori vitali come scuole, ospedali e infrastrutture utili per i territori, il lavoro e l’ambiente, sono state dirottate per “alimentare grandi imprese, consorzi e logiche clientelari”. Si tratta, dunque, di una risposta sbagliata ai problemi reali di Calabria e Sicilia.
La reazione dei sostenitori locali
Il pronunciamento della Corte rappresenta un brutto colpo per i sostenitori locali del Ponte, ovvero “politici e imprenditori che speravano di ottenere prebende, incarichi o briciole dalla tavola imbandita di Webuild”, l’azienda capofila del consorzio costruttore. L’accusa è quella di aver “calpestato il proprio territorio per mero tornaconto personale”, applaudendo un’opera che era già percepita come destinata a non vedere mai la luce.
Rilanciare la mobilitazione: l’appuntamento del 29 novembre
Il movimento NO Ponte Calabria non considera il pronunciamento della Corte dei conti un traguardo definitivo, ma un passaggio fondamentale. Il rischio che l’attuale governo continui a “forzare leggi e regolamenti” per portare avanti l’opera resta concreto.
Per questo, l’appello è a rilanciare con forza la mobilitazione in vista del 29 novembre. Questa data è indicata come una “grande giornata di lotta popolare” che intreccerà tre filoni di protesta a livello nazionale:
- La solidarietà con il popolo palestinese.
- La mobilitazione contro la “finanziaria di guerra” che taglia servizi e diritti a favore del riarmo.
- La continuazione della battaglia contro il Ponte sullo Stretto, definita una “grande opera inutile e dannosa”.
L’obiettivo finale e non negoziabile è mettere fine alla “dispendiosa partita”, chiedendo la chiusura della Stretto di Messina S.p.A. per far “calare il sipario su questa farsa che dura da troppo tempo”.



