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Maxi-inchiesta sui tombaroli: oltre 20 siti in Sicilia e uno in Calabria violati

L’archeologia italiana subisce un duro colpo a causa di una vasta operazione di scavi clandestini e traffico illecito di reperti che ha interessato più di 20 siti archeologici in Sicilia e uno in Calabria, precisamente a Roccelletta di Borgia, in provincia di Catanzaro.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Catania, ha scoperchiato una “filiera” ben organizzata per la ricettazione e la vendita di beni culturali trafugati o rinvenuti illegalmente.

La rete criminale e le misure cautelari

Il procedimento vede indagate 74 persone, per le quali la Procura di Catania, con il procuratore aggiunto Fabio Scavone e il sostituto Giovanni Gullo, ha ipotizzato l’esistenza di due associazioni per delinquere. Queste organizzazioni erano finalizzate alla commissione di reati in materia di beni culturali e contro il patrimonio, eseguendo scavi archeologici senza alcuna concessione per impossessarsi di reperti.

Per 55 degli indagati è stata chiesta l’emissione di un provvedimento cautelare, così suddiviso:

  • 12 in carcere.

  • 35 agli arresti domiciliari.

  • 8 con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Il Giudice per le Indagini Preliminari di Catania, Simona Ragazzi, ha già fissato gli interrogatori preventivi, che si terranno tra il 25 e il 29 novembre prossimi. Complessivamente, la Procura contesta ben 292 episodi nell’atto con cui si richiedono le misure cautelari.

Il traffico internazionale di reperti

L’indagine ha messo in luce una rete di vendita che si estendeva ben oltre i confini nazionali. Alcuni dei reperti sottratti hanno raggiunto mercati internazionali di alto valore.

Un caso emblematico riguarda la vendita di 46 preziose monete risalenti tra la fine del V e del III secolo avanti Cristo. Questi beni sarebbero stati ceduti nel 2021 a una casa d’aste tedesca, a Monaco di Baviera, per un valore complessivo di oltre 42.000 euro. Parte di questi beni è stata sequestrata dalla magistratura tedesca, in esecuzione di un ordine giudiziario europeo emesso dalla Procura etnea.

Un altro episodio significativo è stato registrato a Londra, dove un indagato, accusato di ricettazione, avrebbe procurato 39 monete siciliane di epoca greca. Queste monete sarebbero state “battute” all’asta tra giugno 2021 e marzo 2022 per una cifra superiore ai 150.000 sterline. Secondo le accuse, non si tratterebbe dell’unica vendita all’asta a Londra di beni archeologici sottratti in Sicilia. Anche sul territorio nazionale, in un’asta tenutasi sull’isola, alcuni pezzi sono stati venduti per 20.000 euro grazie alla falsificazione dei certificati di provenienza.

L’importanza dell’indagine

L’inchiesta si basa su un monumentale lavoro investigativo condotto dai Carabinieri del Nucleo Tutela del patrimonio archeologico, che hanno raccolto gli esiti dei loro accertamenti in un’informativa di oltre 1.700 pagine. L’operazione rappresenta un passo fondamentale nella difesa del patrimonio culturale italiano, contrastando l’azione di bande criminali che saccheggiano la storia per fini di lucro.