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Sit-in a Cosenza per il caso Serafino Congi, l’Asp sotto accusa: 11 mesi di silenzio

Il 4 dicembre, le associazioni più rappresentative e i comitati sorti a San Giovanni in Fiore si sono riuniti in un sit-in davanti alla sede dell’Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) di Cosenza. L’obiettivo della mobilitazione è ribadire la richiesta, chiara e legittima, di fare luce sul caso di Serafino Congi.

A oltre undici mesi dall’accaduto, l’Asp di Cosenza non ha ancora reso noti gli esiti dell’inchiesta interna avviata. L’azienda sanitaria è criticata per un atteggiamento che appare ostruzionistico, nonostante la Legge 241/1990 stabilisca che le Pubbliche Amministrazioni debbano improntare i rapporti con i cittadini ai principi di trasparenza e correttezza. L’accusa mossa è quella di agire contra legem, aprendo inchieste interne senza poi pubblicarne i risultati.

Indagini amministrative distinte da quelle penali

Il diritto alla salute è un diritto ineludibile, intrinsecamente connesso con l’essere Persona. Il perdurante silenzio dell’Asp solleva interrogativi, in particolare sull’opportunità di trincerarsi dietro le indagini della Procura.

È fondamentale sottolineare la differenza tra le due sfere: le Procure indagano su ipotesi di reato, ma le Asp hanno il dovere di permettere ai cittadini di conoscere ciò che accade sul piano amministrativo. Si tratta di due indagini diverse e nettamente separate.

Durante un colloquio con l’assessore Massimo Fabi, la situazione calabrese è stata portata a conoscenza della Regione Emilia-Romagna. Dalla Regione, ritenuta un esempio virtuoso nella gestione sanitaria, è emersa sincera indignazione e un autentico spirito solidaristico verso una gestione che altrove sarebbe giudicata inconcepibile. L’atteggiamento dell’Asp viene dunque definito una “vergogna tutta calabrese”.

L’emergenza 118 e l’appello finale

La protesta verte anche su problematiche sistemiche, chiedendo di sapere per quale motivo le ambulanze in Calabria non arrivano tempestivamente e cosa esattamente vada in tilt nella Sala Operativa del 118.

I cittadini coscienziosi chiedono che venga posta la parola fine a questa situazione. L’appello conclusivo è un fermo “BASTA”, con la richiesta che non si debbano più registrare decessi causati dal ritardo nei soccorsi.