Due operatori sanitari in servizio presso l’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia sono stati indagati con l’accusa di omicidio colposo.
Secondo la Procura, la loro condotta, connotata da negligenza, imperizia o imprudenza, avrebbe causato la morte di Martina Piserà e del bimbo che portava in grembo al settimo mese di gravidanza.
L’ipotesi accusatoria, che dovrà ovviamente essere dimostrata, troverebbe riscontro negli esiti dell’esame autoptico disposto immediatamente dopo la tragedia, avvenuta all’alba del 4 maggio scorso.
La tragica notte in Pronto Soccorso
Martina Piserà, 32 anni, residente a Filandari e originaria di Pizzo, si presentò al Pronto Soccorso dell’ospedale Jazzolino in compagnia del marito, Alberto Lascala, lamentando forti dolori addominali. Dopo i primi accertamenti, la donna venne trasferita nel reparto di Ginecologia.
Un’ecografia in reparto evidenziò purtroppo che il feto non dava più segni di vita. Nei minuti successivi, appresa la morte del bambino, le condizioni della donna peggiorarono rapidamente. Un elettrocardiogramma, il cui risultato sarebbe arrivato con ritardo, mostrò una fibrillazione cardiaca. Alle 5:43 anche il cuore di Martina cessò di battere. Nonostante il tentativo di rianimazione protrattosi per quasi un’ora, ogni sforzo si rivelò vano. Il decesso fu dichiarato pochi minuti prima delle 7:00.
Le precedenti otto visite in ospedale
Secondo quanto riferito dai familiari della vittima, da marzo fino al giorno della tragedia, Martina si era recata al Pronto Soccorso dello Jazzolino per ben otto volte, lamentando dolori addominali, bruciori e difficoltà respiratorie.
In nessuna di queste precedenti occasioni era stata trattenuta per osservazione o ricoverata. Solamente l’episodio del 4 maggio scorso ebbe il tragico esito.



