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Inclusione o discriminazione? Il caso della preghiera islamica separata all’Università di Catanzaro

L’apertura di uno spazio di preghiera islamica all’interno dell’Università di Catanzaro torna al centro del dibattito politico, sollevando interrogativi sulla compatibilità di certe pratiche religiose con i principi fondamentali dell’ordinamento italiano, in particolare riguardo l’uguaglianza di genere.

La vicenda: da “moschea” a luogo di ritrovo

La questione era emersa in seguito a un’interrogazione parlamentare presentata dalla Lega, a prima firma del deputato Rossano Sasso, capogruppo in commissione Scienza, Cultura e Istruzione. L’atto aveva portato alla rapida rimozione delle insegne con la dicitura “moschea” e delle scritte in arabo.

L’Università di Catanzaro e il Ministro dell’Università, Anna Maria Bernini, avevano minimizzato l’accaduto, definendo lo spazio come un semplice luogo di ritrovo e riflessione destinato all’inclusione della comunità musulmana. La denuncia della Lega di un rischio di “islamizzazione della società” era stata, in sostanza, lasciata cadere nel vuoto. Il deputato Sasso aveva accettato la spiegazione, pur manifestando riserve.

La segregazione delle donne e l’incompatibilità

Tuttavia, quanto riportato di recente dal quotidiano La Repubblica ha riacceso le polemiche. Secondo le segnalazioni, nello spazio in questione, durante la preghiera islamica del venerdì, le donne sarebbero state segregate in un piccolo stanzino, di fatto separate dagli uomini.

Questa pratica, considerata dal deputato Sasso una “discriminazione della donna”, viene denunciata come un esempio di come un’eccessiva “inclusività con l’Islam” porti inevitabilmente a dovere “consentire anche i loro usi, il loro credo, le loro pratiche”.

Questione di compatibilità costituzionale

Il deputato Sasso solleva un punto fondamentale sulla libertà di culto in Italia, garantita purché le pratiche religiose non siano contrarie all’ordinamento italiano.

“Esiste la libertà di culto certo, purchè non sia contrario al nostro ordinamento e sull’Islam mi pare che spesso ci siano problemi di incompatibilità, o no?”

La separazione e ghettizzazione delle donne in un’istituzione pubblica, tempio del sapere e della ricerca, viene vista come un’aperta contraddizione ai valori di uguaglianza. Viene inoltre evidenziato come lo Stato italiano non abbia mai sottoscritto un’intesa con i rappresentanti musulmani, come previsto dall’articolo 8 della Costituzione.

Sasso accusa coloro che tollerano tali pratiche di dovere “dirlo chiaro e tondo agli Italiani senza arrampicarsi sugli specchi”, ribadendo la posizione della Lega: “no all’islamizzazione e alla sottomissione e questa storia non finisce qui”.