Il messaggio di fine anno del Presidente Sergio Mattarella rappresenta un ponte ideale tra la memoria storica e le sfide del futuro, segnando il suo undicesimo appuntamento televisivo a reti unificate per il passaggio al 2026. Al centro della riflessione presidenziale emerge prepotente il tema della pace, intesa non solo come assenza di conflitti bellici, ma come un esercizio quotidiano di dialogo e responsabilità civile che coinvolge ogni singolo cittadino.
Il Capo dello Stato respinge con fermezza la tentazione dell’impotenza e del fatalismo davanti alla complessità dei tempi moderni, indicando nella partecipazione attiva la vera risposta democratica. La costruzione della convivenza pacifica parte dal rifiuto della prevaricazione nei rapporti personali per riflettersi poi nella stabilità tra le nazioni, con un pensiero rivolto alle drammatiche situazioni in Ucraina e a Gaza.
Un passaggio fondamentale del discorso riguarda la solidità del modello sociale italiano, con un richiamo esplicito alla difesa del Servizio sanitario nazionale e del sistema previdenziale. Queste istituzioni, fondate sull’universalità e sulla dignità della persona, vengono descritte come i pilastri di un’uguaglianza sostanziale che affonda le radici negli ottant’anni di storia repubblicana, a partire dal momento decisivo del primo voto alle donne.
Il Presidente ha attraversato anche le zone d’ombra della storia patria, ricordando il sacrificio di magistrati, giornalisti e rappresentanti delle istituzioni durante la stagione del terrorismo e delle stragi. Citando i nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Mattarella ha ribadito che la forza della democrazia risiede nella capacità di reagire compatti alle minacce criminali e ideologiche, mantenendo viva la memoria come stimolo all’impegno presente.
L’appello finale si rivolge alle nuove generazioni, troppo spesso descritte superficialmente come distaccate o rassegnate. Ai giovani viene chiesto di essere esigenti e coraggiosi nel rivendicare il proprio futuro, seguendo l’esempio di chi ha ricostruito l’Italia nel dopoguerra. Il ruolo della cultura e del servizio pubblico radiotelevisivo viene infine sottolineato come strumento essenziale per garantire quel pluralismo e quella coesione sociale necessari a navigare con fiducia verso il nuovo anno.



