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Attacco in Venezuela: “Maduro e la moglie catturati e portati fuori dal Paese”

Il Venezuela è precipitato nel caos nelle prime ore del mattino quando una serie di esplosioni ha squarciato il silenzio di Caracas.

Intorno alle 2:00 locali, la capitale è stata scossa da almeno sette detonazioni simultanee, accompagnate dal rombo di aerei che sorvolavano la città a bassa quota.

L’azione militare ha colpito i centri nevralgici del potere, tra cui il palazzo presidenziale di Miraflores, il forte Tijuna, il ministero della difesa, l’aeroporto della Carlota e il porto della Guaira.

Dopo ore di incertezza e silenzio da parte delle autorità internazionali, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rotto gli indugi attraverso i suoi canali social. Trump ha confermato il coinvolgimento diretto di Washington in quella che appare come un’operazione militare fulminea.

«Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolas Maduro, che è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie. L’operazione è stata condotta in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi. Seguiranno dettagli» ha dichiarato il presidente statunitense su Truth.

L’attacco giunge dopo che Trump, avendo già posizionato una flotta navale nei Caraibi, aveva avvertito pubblicamente che i giorni del leader venezuelano erano ormai contati. La reazione del governo venezuelano è stata immediata e improntata alla resistenza. Maduro, prima della notizia della sua cattura, aveva proclamato lo stato di emergenza, invocando la mobilitazione totale della popolazione contro quella che ha definito una “gravissima aggressione militare”.

In una nota ufficiale diffusa dal governo di Caracas, l’attacco è stato descritto come un tentativo coloniale di impossessarsi delle ricchezze energetiche del Paese.

«L’obiettivo di questo attacco non è altro che quello di impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela, in particolare del suo petrolio e dei suoi minerali, cercando di spezzare con la forza l’indipendenza politica della nazione. Non ci riusciranno» si legge nel comunicato governativo, che ribadisce la volontà di difendere la sovranità nazionale contro “l’oligarchia fascista”.

La crisi ha attivato immediatamente i canali diplomatici italiani. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha comunicato di essere in costante contatto con la rappresentanza diplomatica a Caracas per monitorare l’evoluzione dei fatti, confermando che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni viene aggiornata in tempo reale. L’Unità di crisi della Farnesina è pienamente operativa per assistere i connazionali.

L’Ambasciatore d’Italia a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, ha lanciato un appello urgente attraverso i microfoni di Rai News24, esortando la comunità italiana alla massima prudenza.

«Invito gli italiani in Venezuela a non uscire di casa ed evitare gli spostamenti. La situazione è incerta e invitiamo i connazionali a contattare l’ambasciata e i consolati. La priorità in questo momento è l’incolumità» ha dichiarato De Vito.

La preoccupazione per la sicurezza è alta, data l’enorme portata della comunità italiana nel Paese sudamericano. Sono circa 160.000 i cittadini italiani residenti, ma il legame storico tra le due nazioni coinvolge oltre 1,5 milioni di venezuelani di origine italiana.

Questa presenza, radicata sin dal secondo dopoguerra, ha creato un tessuto sociale ed economico profondo, rappresentato da istituzioni storiche come la scuola “Agustìn Codazzi” e la camera di commercio Cavenit. Mentre i dettagli dell’operazione statunitense restano ancora frammentari, il destino politico del Venezuela appare oggi più incerto che mai.