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Greta Thunberg: “Abusi sessuali su membri della Flotilla”. Tra le vittime il calabrese Fullone

L’attivista svedese Greta Thunberg ha riacceso i riflettori internazionali sulle condizioni dei detenuti sotto la custodia israeliana, condividendo attraverso i propri canali social le testimonianze dirette di abusi e violenze sessuali subite dai membri della Flotilla per Gaza.

Il comunicato ufficiale diffuso dal team dell’organizzazione e rilanciato dalla ventiduenne svedese riporta dettagli crudi su quanto accaduto dopo l’arresto degli attivisti a bordo della nave Consciencc.

Tra le voci più drammatiche emerge quella di Vincenzo Fullone, attivista calabrese con una lunga esperienza di vita a Gaza, che ha descritto un trattamento umiliante e degradante.

«In tre occasioni diverse, mi è stato ordinato di entrare in una stanza piccola dove sono stato spogliato completamente e sottomesso a invasive e dolorose ispezioni anali» ha dichiarato Fullone nel documento citato da Thunberg. L’attivista, che è stato l’ultimo tra gli italiani a ritrovare la libertà, ha spiegato la sua strategia di resistenza passiva durante quei momenti: «Ogni volta sono rimasto in silenzio per non provocare ulteriori violenze e per negare alle guardie la soddisfazione di vedermi soffrire». Oltre alle violenze fisiche, Fullone ha denunciato abusi verbali e psicologici, riferendo di essere stato filmato mentre i carcerieri lo insultavano chiamandolo «Troia di Hamas».

Il quadro delle violazioni si estende anche ad altri membri della spedizione umanitaria. La giornalista tedesca Anna Liedtke ha denunciato apertamente di essere stata stuprata dalle guardie carcerarie durante una presunta ispezione, mentre l’attivista australiano Surya McEwen ha riportato ulteriori abusi di natura sessuale.

Queste testimonianze non intendono solo denunciare casi isolati, ma mirano a portare la questione della violenza sessuale nei centri di detenzione all’attenzione formale delle Nazioni Unite e della Corte Penale Internazionale all’Aia, sottolineando come tali pratiche vengano utilizzate anche contro i prigionieri palestinesi.

La partecipazione di Greta Thunberg a questa mobilitazione non è solo simbolica, poiché lei stessa era a bordo della Flotilla ed è stata detenuta dalle forze israeliane. La posizione della giovane attivista rimane al centro di forti tensioni politiche internazionali. Poco prima di Natale, infatti, Thunberg è stata arrestata e successivamente rilasciata dalla polizia di Londra con l’accusa di supportare Palestine Action, un gruppo che le autorità britanniche hanno classificato come organizzazione terroristica. Nonostante le pressioni legali, la sua voce continua a fare da megafono alle denunce di chi chiede giustizia per i diritti umani violati in Medio Oriente.