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Strage di Capodanno a Crans-Montana: identificati i sei ragazzi italiani, l’addio tra dolore e polemiche

Il dolore dell’Italia si fa ancora più cupo nel giorno della verità definitiva. Dopo giorni di straziante attesa, è stato completato il riconoscimento ufficiale delle sei giovanissime vittime italiane che hanno perso la vita nel rogo del bar “Le Constellation” a Crans-Montana, in Svizzera. Quella che doveva essere una vacanza di gioia si è trasformata in una ferita aperta per l’intero Paese.

Noi della redazione di Calabria Diretta News ci stringiamo con tutto il cuore attorno ai parenti delle vittime, esprimendo il nostro più profondo e sincero cordoglio per questa perdita devastante che ha spezzato vite ancora piene di luce.

I nomi delle sei giovani vite spezzate

L’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, ha riferito che il processo di identificazione è terminato. Alle quattro vittime già note nelle ore precedenti — il sedicenne bolognese Giovanni Tamburi, il milanese Achille Barosi (16 anni), il genovese Emanuele Galeppini (quasi 17 anni) e la milanese Chiara Costanzo (16 anni) — si sono aggiunti ufficialmente i nomi della quindicenne italosvizzera Sofia Prosperi e del sedicenne romano Riccardo Minghetti.

Per onorare la memoria di questi ragazzi, il ministro Tajani ha confermato che i feretri saranno accompagnati in Italia con un volo di Stato organizzato dall’Aeronautica Militare.

L’atto d’accusa: “Una tragedia evitabile”

Nonostante il lutto, non si fermano le indagini e le polemiche sulla sicurezza. L’ambasciatore Cornado, visibilmente scosso, ha rilasciato dichiarazioni pesanti al termine della cerimonia di commemorazione: «Esistono le disgrazie, ma questa non è stata una disgrazia: è stata una tragedia evitabile. Sarebbero bastati un po’ di prevenzione e un minimo di buon senso».

Il fulcro della questione riguarda i controlli antincendio. Il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, ha difeso l’operato dell’amministrazione negando un approccio permissivo, ma i dubbi restano. Mentre la legge del Cantone Vallese impone ispezioni annuali per i locali pubblici, il proprietario del bar, Jacques Moretti, aveva precedentemente dichiarato che il suo locale era stato controllato solo “tre volte in dieci anni”.

Le indagini e il fronte legale

Mentre una “marcia silenziosa” ha attraversato le vie della località svizzera in ricordo dei ragazzi, il Comune di Crans-Montana ha diffuso un comunicato annunciando l’intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento penale contro i proprietari del bar. L’obiettivo è fare chiarezza su una notte di festa che si è trasformata in un inferno di fiamme, portando via il futuro di sei ragazzi italiani.