HomeAttualitàCosenza, la provincia dimenticata: l'allarme della...

Cosenza, la provincia dimenticata: l’allarme della UIL Polizia sugli organici ridotti al lumicino

La sicurezza nella provincia di Cosenza è a un bivio critico. Mentre la criminalità organizzata allunga i suoi tentacoli su un tessuto economico in crescita e su grandi opere pubbliche, le donne e gli uomini della Polizia di Stato si trovano a fronteggiare un’emergenza organici che non ha eguali nel resto della Calabria.

Il grido d’aiuto arriva direttamente da Vincenzo Rodi, Presidente Nazionale U.I.L. Polizia e Segretario Provinciale, che definisce il territorio bruzio come un “caso nel caso” all’interno del panorama nazionale.

Uno squilibrio ingiustificabile tra le province calabresi

I numeri descrivono una realtà paradossale. Nonostante Cosenza rappresenti oltre un terzo dell’intera popolazione e del territorio regionale, il numero di agenti in servizio appare drammaticamente sottodimensionato rispetto alle altre province calabresi. Il confronto statistico non lascia spazio a interpretazioni: se a Cosenza si conta un poliziotto ogni 1.600 abitanti, a Vibo Valentia il rapporto è di uno ogni 550 e a Reggio Calabria di uno ogni 480.

Questa disparità si riflette direttamente sul carico di lavoro individuale. Rodi evidenzia come la pressione sia ormai insostenibile: “Se a Cosenza vi sono circa 40 reati per ogni poliziotto, a Vibo Valentia ve ne sono 18 ed a Reggio Calabria 13”. Un divario che incide pesantemente sul benessere psicofisico del personale, costretto a turni massacranti e alla rinuncia sistematica a riposi e ferie per garantire i servizi minimi ai cittadini.

Il mutamento del fenomeno criminale

L’attuale distribuzione del personale sembra basata su una percezione della criminalità ferma agli anni novanta. Tuttavia, i dati del 2025 indicano un livellamento della pericolosità sociale su tutta la regione. La provincia di Cosenza non solo regge il confronto con Reggio Calabria per reati come rapine ed estorsioni, ma la supera per quanto riguarda lesioni dolose, incendi e traffico di stupefacenti.

“Oggi i dati offrono un quadro nettamente diverso e dimostrano come il fenomeno ‘ndranghetistico sia presente in modo ingombrante nella provincia bruzia, caratterizzata da un tessuto economico/produttivo che fa gola alle organizzazioni criminali”, incalza Rodi. L’appetibilità del territorio è confermata anche dai recenti atti intimidatori nei cantieri di grandi opere come il nuovo Ospedale della Sibaritide e il megalotto della Statale 106.

La richiesta di un intervento immediato

La U.I.L. Polizia punta il dito contro l’attuale sistema di assegnazione delle risorse, chiedendo una revisione dei criteri che tengano conto della vastità geografica e della complessità di una provincia che è la quinta in Italia per estensione. Con molti uffici ridotti “al lumicino”, basta un’assenza imprevista per mettere in crisi l’intero apparato di controllo.

“Siamo convinti che la sicurezza non sia un costo ma una opportunità per lo sviluppo del territorio e non possiamo consentire che il vero ‘costo’ ricada esclusivamente sui singoli poliziotti”, conclude il Presidente Rodi. Il sindacato ha già annunciato l’invio di una nota dettagliata al Capo della Polizia per chiedere un incremento immediato degli organici, coinvolgendo tutte le istituzioni locali in una battaglia che riguarda la tenuta democratica e la legalità dell’intera provincia.