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Biodiversità nel Pollino: le falene protagoniste della ricerca scientifica su Reticula

Il Parco Nazionale del Pollino si conferma uno scrigno di biodiversità unico nel panorama italiano.

Una recente ricerca scientifica pubblicata su Reticula, la rivista dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), ha puntato i riflettori sugli impollinatori notturni, rivelando dati sorprendenti sulla ricchezza entomologica di quest’area protetta tra Calabria e Basilicata.

Lo studio è stato sviluppato all’interno del progetto nazionale dedicato agli impollinatori nei Parchi Nazionali. Attraverso l’applicazione di protocolli di monitoraggio standardizzati, i ricercatori hanno analizzato le comunità di lepidotteri notturni, comunemente noti come falene, in quattro diverse aree protette. I risultati vedono il Pollino svettare per varietà biologica: su un totale di oltre 500 specie rilevate complessivamente nella ricerca, ben 335 sono state censite proprio tra le sue vette e le sue valli.

Questa varietà è il riflesso diretto della complessità del territorio, che spazia dalle faggete secolari fino alle praterie d’alta quota. La ricerca mette in evidenza il ruolo ecologico cruciale, sebbene spesso trascurato, delle falene. Questi insetti svolgono un compito essenziale nei processi di impollinazione, agendo come motori silenziosi del mantenimento degli ecosistemi forestali durante le ore notturne.

L’adozione di metodologie in linea con le direttive nazionali ed europee conferisce ai dati una validità strategica per la conservazione della natura. Grazie a questa base scientifica solida, è possibile pianificare politiche ambientali più efficaci e mirate. La pubblicazione su una rivista autorevole come Reticula certifica l’eccellenza del lavoro svolto e sottolinea quanto la collaborazione tra enti del territorio, università e istituzioni scientifiche come l’Ispra sia vitale per la gestione consapevole delle aree protette.

Il Parco Nazionale del Pollino ha voluto ribadire l’importanza di investire nella conoscenza e nel monitoraggio costante. La tutela degli ecosistemi non può prescindere dalla qualità dei dati raccolti sul campo, strumenti indispensabili per proteggere un patrimonio che appartiene a tutti e che vede negli impollinatori notturni uno dei suoi custodi più preziosi.